L’erogazione dell’Assegno di Inclusione 2026 prevede criteri rigorosi per la definizione del nucleo familiare beneficiario, distinguendosi nettamente dal precedente Reddito di Cittadinanza. Mentre la misura standard esclude i soggetti di età inferiore ai 60 anni privi di carichi di cura, la presenza di una disabilità accertata modifica sostanzialmente la scala di equivalenza, permettendo l’accesso al sussidio a prescindere dal dato anagrafico.
Per ottenere questo riconoscimento, il cittadino deve seguire un iter burocratico preciso che inizia con il certificato medico introduttivo del medico di base. Successivamente alla domanda trasmessa all’Inps, il richiedente deve sottoporsi alla visita presso la Commissione Medica Invalidi Civili. Solo il verbale definitivo, che attesta il grado di menomazione fisica o psichica, abilita l’interessato a essere considerato componente “agevolato” all’interno della misura di sostegno.
Il passaggio cruciale per l’aggiornamento dell’importo riguarda l’attestazione ISEE, dove va indicata la specifica categoria di disabilità. Un grado di invalidità compreso tra il 67% e il 99% viene classificato come disabilità media. Inserendo correttamente i dati del verbale e la data di riconoscimento, l’Inps applica una maggiorazione della scala di equivalenza pari a 0,50 per il componente disabile maggiorenne.
Questa variazione produce un incremento sensibile del contributo mensile percepito. In un nucleo familiare con reddito zero e casa di proprietà, l’assegno può passare da circa 541 euro a 811 euro mensili. È importante ricordare che, in caso di accoglimento di una nuova domanda basata sull’invalidità riconosciuta nel 2026, il beneficiario dovrà ritirare una nuova carta presso gli uffici postali, poiché la precedente cesserà di funzionare una volta esauriti i fondi già caricati. Per approfondimenti sulla presentazione della domanda, è possibile consultare il portale istituzionale dell’ INPS.




