L’obesità non è solo una questione di bilancia, ma una patologia complessa che trascina con sé infiammazioni, rischi cardiovascolari e squilibri metabolici. Quando i metodi tradizionali falliscono, la dieta chetogenica si presenta come uno strumento terapeutico d’eccellenza, capace di resettare il metabolismo e proteggere la massa muscolare mentre si attacca il grasso in eccesso.
1. Identikit della “Keto”: non è una dieta iperproteica
Contrariamente a quanto si pensa, il protocollo chetogenico serio (VLCKD) non è un’abbuffata di proteine. Si tratta di un regime a bassissimo contenuto calorico e, soprattutto, a bassissimo tenore di carboidrati (tra i 30 e i 50 grammi al giorno).
- Differenza chiave: A differenza delle diete iperproteiche, che possono affaticare i reni senza garantire risultati duraturi, la chetogenica mantiene le proteine a livelli normali, aumentando leggermente i grassi per spingere il corpo a utilizzare i propri depositi adiposi come fonte di energia.
- Modellamento: È particolarmente efficace nel “disegnare” la silhouette, poiché preserva i muscoli focalizzando la perdita di peso quasi esclusivamente sul tessuto grasso.
2. Le tre fasi del percorso verso il benessere
Il successo della dieta chetogenica risiede nella sua struttura rigorosa, divisa in tre step fondamentali:
- Fase 1: L’innesco (8-12 settimane). È il momento della “chetosi”. Con un apporto massimo di 800 kcal al giorno, l’organismo cambia carburante. In questa finestra si ottiene circa l’80% del calo ponderale totale. Fondamentale l’integrazione di micronutrienti e una generosa idratazione.
- Fase 2: La transizione (circa 4 settimane). Si rieduca il corpo alla varietà. Vengono rerodotti gradualmente frutta, latticini e infine i cereali. Qui entra in gioco l’attività fisica, preziosa per sostenere il nuovo metabolismo.
- Fase 3: Il consolidamento. Il paziente stabilizza le nuove abitudini, imparando a gestire i pasti e a evitare le trappole del “fame nervosa” o degli spuntini continui.
3. Sicurezza e Controindicazioni: il ruolo dello specialista
La “fai-da-te” in questo campo è rischiosa. Il monitoraggio medico è imprescindibile per gestire i sintomi iniziali (come stanchezza o cefalea) e, soprattutto, per escludere chi non può seguire questo regime.
- Semaforo verde: Pazienti con obesità associata a diabete di tipo 2, colesterolo alto o trigliceridi elevati.
- Semaforo rosso: Il protocollo è vietato in caso di insufficienza renale o epatica grave, gravidanza, allattamento e diabete di tipo 1.
La nota del nutrizionista
La dieta chetogenica non va considerata come un “trucco” per perdere peso velocemente prima dell’estate, ma come un intervento metabolico. La vera sfida non è la prima fase di restrizione, ma la capacità di farsi accompagnare da endocrinologi e dietisti nel lungo periodo, per trasformare il calo di peso in uno stato di salute permanente.



