La Manovra economica 2026, appena licenziata dal Parlamento, conferma e potenzia il Bonus Mamme, lo strumento dedicato a sostenere la doppia sfida dell’occupazione femminile e della genitorialità. La notizia più rilevante riguarda l’importo: l’assegno mensile passa dai 40 euro percepiti nel 2025 ai 60 euro netti per l’anno in corso, portando il beneficio complessivo annuo a quota 720 euro.
1. Chi sono le beneficiarie: platea e requisiti
Il sussidio è rivolto a un’ampia categoria di lavoratrici, con alcune specifiche distinzioni rispetto alla natura del contratto e alla composizione del nucleo familiare.
- Tipologia di occupazione: Possono accedere le lavoratrici dipendenti (sia a tempo determinato che indeterminato) e le autonome iscritte a gestioni previdenziali obbligatorie o casse professionali. Resta escluso, come in passato, il lavoro domestico.
- Limite Reddituale: Il reddito annuo da lavoro deve restare entro la soglia dei 40.000 euro.
- Condizioni familiari:
- Madri con due figli: spetta se il più piccolo non ha ancora compiuto i 10 anni.
- Madri con tre o più figli (autonome o tempo determinato): spetta se il più giovane è minorenne.
Attenzione alle esclusioni: Le madri con tre o più figli che hanno un contratto a tempo indeterminato non ricevono questo bonus, poiché per loro resta attivo l’esonero contributivo fino a 3.000 euro annui, una misura decisamente più vantaggiosa.
2. Modalità di pagamento: l’accredito a dicembre
Nonostante il calcolo sia su base mensile, l’erogazione non avverrà mese per mese. Il legislatore ha confermato la formula del pagamento unico:
- Tutte le mensilità maturate da gennaio a novembre 2026, sommate a quella di dicembre, verranno liquidate in un’unica soluzione a fine anno.
- L’importo è esentasse: non concorre alla formazione del reddito imponibile e, soprattutto, non incide sul calcolo dell’ISEE, preservando l’accesso ad altre agevolazioni sociali.
3. Come presentare la domanda
Il bonus non è automatico. Per ottenerlo, le lavoratrici dovranno inviare una richiesta telematica all’INPS. Attualmente si attendono le circolari operative dell’Istituto che definiranno le finestre temporali per l’invio. È fondamentale non dimenticare questo passaggio, poiché la mancata presentazione dell’istanza comporta la perdita del diritto al contributo.
4. Il confronto: 2025 vs 2026
Il rafforzamento della misura è evidente nei numeri:
- 2025: 40 euro al mese (totale annuo 480 euro).
- 2026: 60 euro al mese (totale annuo 720 euro).
- Differenza: un incremento di 240 euro che punta a dare un sollievo maggiore di fronte al rincaro del costo della vita.




