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Statalizzazione dei progetti, il no degli architetti di Ragusa

Attualità
03/05/2019 - 00:05

L’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Ragusa dice no alla statalizzazione della progettazione delle opere pubbliche e chiede di restituire dignità ai professionisti tecnici privati. A dirlo il presidente dell’Ordine, Salvatore Scollo, secondo cui il decreto Sblocca cantieri e il codice dei contratti compiono un preoccupante passo indietro.

“Il decreto 32/2019” – scrive Scollo – cambia direzione rispetto ai concetti del Codice dei contratti in vigore (che riservava ai tecnici della Pubblica amministrazione solo compiti di programmazione e controllo delle opere pubbliche). La modifica dell’art. 113 del Codice dei contratti reintroduce l’accantonamento “in misura non superiore al 2 per cento” per le attività di “progettazione, di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, di verifica preventiva della progettazione”. Questo denaro viene ripartito tra i soggetti che svolgono funzioni tecniche nelle diverse amministrazioni. In sintesi, con tale modifica, gli uffici pubblici sono invogliati ad utilizzare principalmente le proprie strutture per la progettazione, anziché bandire gare e concorsi per coinvolgere professionisti esterni.

Inoltre l’art. 3 introduce modifiche sostanziali al dpr n. 380/2001, stabilendo che l’autorizzazione dell’ufficio del Genio civile debba essere subordinata non più alla classe sismica della zona in cui ricade, ma solo alla complessità strutturale delle opere da realizzare. Chi valuterà la complessità della struttura? Con quali criteri? Ciò determinerà inevitabilmente nuove responsabilità per il professionista che, previa valutazione sulla complessità strutturale, dovrà decidere se procedere al semplice deposito o se richiedere l’autorizzazione, che sarà necessaria nei casi di complessità strutturale, anche in zone a bassa sismicità, per le quali in atto basta il deposito del progetto. Quindi la norma, finalizzata allo snellimento delle procedure, finisce per appesantirle e per alimentare contenziosi. 

E come se non bastasse viene nuovamente introdotto anche l’appalto integrato, in un momento in cui l’ordine degli architetti di Ragusa e la Fondazione Arch hanno messo in campo un articolato programma di incontri culturali, spendendosi per promuovere il “riuso per continuare la città”, creare occasioni e riflessioni tra gli architetti iblei e per le amministrazioni, al fine di elevare la qualità dei progetti, nella direzione della rigenerazione urbana e del recupero delle periferie attraverso i concorsi che garantiscono maggiore legalità ad appalti e opere pubbliche. Chiedo, dunque, con forza che vi sia da parte dei governatori una maggiore attenzione per la figura dei professionisti tecnici privati e ritengo che ognuno debba fare il proprio mestiere: ai liberi professionisti il ruolo di progettare, ai dipendenti pubblici il compito di programmare e verificare".