L’assegno sociale si prepara a una duplice trasformazione nel prossimo biennio: se da un lato l’inflazione spingerà verso l’alto gli importi mensili, dall’altro l’adeguamento alle speranze di vita allontanerà il traguardo per ottenerlo. Questa prestazione assistenziale, destinata a chi non ha maturato una contribuzione sufficiente per la pensione di vecchiaia, subirà infatti un incremento del requisito anagrafico a partire dal 1° gennaio 2027.
Attualmente, per l’anno 2026, l’accesso è fissato a 67 anni con un importo massimo di 546,24 euro mensili. Questa cifra spetta integralmente ai singoli con reddito nullo o ai coniugati che non superano i 14.202,24 euro annui complessivi. Tuttavia, dal 2027 l’età necessaria per richiedere il sussidio salirà a 67 anni e un mese, per poi aumentare ulteriormente nel 2028, quando saranno richiesti 67 anni e tre mesi di età.
L’INPS eroga l’assegno seguendo il medesimo calendario delle pensioni, ma la misura mantiene criteri di accesso molto rigidi. Il diritto al sostegno è infatti subordinato a limiti reddituali che devono essere rispettati sia al momento della presentazione della domanda sia negli anni successivi. Qualsiasi variazione della situazione economica del beneficiario può comportare una riduzione dell’importo o la revoca del sussidio.
Il meccanismo di rivalutazione continuerà a proteggere il potere d’acquisto della prestazione, come già avvenuto nel passaggio tra il 2025 e il 2026, quando l’assegno è salito da 538,69 a 546,24 euro. Per monitorare i requisiti aggiornati e le modalità di invio della domanda, è possibile consultare il portale ufficiale dell’ INPS




