Il dibattito sulla salvaguardia dei centri storici di Modica, con particolare riferimento alle aree di Modica Bassa, Alta e al quartiere Dente, torna prepotentemente al centro dell’agenda politica locale. Al cuore della discussione vi è il rilancio del Progetto Case a 1 euro, una strategia finalizzata a contrastare lo spopolamento e il progressivo abbandono di storici rioni come Sant’Andrea, Cartellone e San Paolo. L’iniziativa mira a trasformare immobili fatiscenti in nuove unità abitative o strutture turistico-ricettive, vincolando gli acquirenti a precisi obblighi di ristrutturazione garantiti da fidejussioni bancarie.
Il fenomeno dell’abbandono dei nuclei antichi non riguarda solo il sud-est siciliano: in Italia, oltre 2.000 borghi rischiano la desertificazione, spingendo circa 60 comuni ad adottare il modello delle case a un euro per attrarre investimenti stranieri e giovani coppie. Modica, con il suo patrimonio UNESCO, possiede un mercato potenziale elevatissimo, ma sconta una frammentazione della proprietà che rende complessi gli interventi di recupero. Studi di settore indicano che ogni euro investito in riqualificazione nei centri storici genera un indotto economico sul territorio pari a circa 3,80 euro, attivando filiere artigiane e servizi locali.
Le origini della mozione e la strategia di riqualificazione
La proposta originale risale al 29 gennaio 2021, quando l’allora consigliere Marcello Medica presentò una mozione specifica per affrontare la crisi di quartieri come Vignazza, Casale e Catena. Il piano prevedeva che il Comune fungesse da intermediario tra i proprietari di immobili abbandonati e potenziali investitori. Gli acquirenti, a fronte del prezzo simbolico, avrebbero dovuto “effettuare gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione entro un tempo massimo”, garantendo l’operazione attraverso una fidejussione a favore dell’Ente.
L’obiettivo dichiarato era evitare la “morte” di una parte consistente della città, destinando gli edifici a finalità abitative, cohousing o varianti turistiche come l’albergo diffuso. Nonostante la natura tecnica della proposta, la mozione fu bocciata nel maggio del 2021. Oggi, diverse associazioni chiedono che le attuali istituzioni riprendano in mano quella delibera per censire le abitazioni fatiscenti e avviare finalmente una strategia di ripopolamento seria e strutturata, capace di invertire il trend del declino.
Polemiche politiche e prospettive per i centri storici di Modica
Il ritorno del Progetto Case a 1 euro nel dibattito pubblico è accompagnato da forti attriti tra le forze politiche. Alcuni esponenti dell’associazionismo locale denunciano come la proposta sia stata originariamente respinta per pura contrapposizione partitica, a danno della collettività. Viene inoltre sottolineata una certa incoerenza nelle posizioni attuali di alcuni movimenti che, pur parlando di rilancio del centro, sembrerebbero disconoscere l’operato passato volto proprio alla valorizzazione di quegli stessi quartieri oggi in sofferenza.
Il recupero dei quartieri storici non è solo una sfida estetica, ma una necessità economica. Numerosi comuni italiani che hanno già avviato programmi simili hanno registrato una riattivazione immediata del mercato immobiliare e la nascita di nuove attività turistiche. Per Modica, l’attuazione di questa delibera rappresenterebbe uno strumento concreto per recuperare porzioni di territorio oggi degradate, incentivando fiscalmente i proprietari e garantendo trasparenza attraverso il ruolo di garanzia del Comune nel processo di compravendita e restauro.



