Il sipario si chiude senza colpi di scena. Il Decreto Milleproroghe 2026, uscito dai lavori della Commissione Bilancio della Camera, non concede sconti ai contribuenti. Nonostante le forti pressioni parlamentari e l’attesa di correttivi che rendessero meno rigida la nuova “pace fiscale”, il testo approda in Aula confermando integralmente i paletti fissati dalla Legge di Bilancio.
Niente “Ponte” tra rottamazione e rateazioni ordinarie
Una delle esclusioni più pesanti riguarda l’emendamento a firma di Roberto Pella (FI). La proposta mirava a soccorrere i titolari di “cartelle miste” (debiti parzialmente inclusi nella Quinquies e parzialmente esclusi).
- Il nodo: Si chiedeva di poter ri-rateizzare i debiti esclusi dall’agevolazione anche in caso di precedente decadenza.
- L’esito: Il diniego conferma la linea dura: chi salta i pagamenti ordinari non avrà deroghe alla norma del 2022, che vieta nuovi piani di rientro a chi è già decaduto da otto rate.
Lo spartiacque del 30 settembre 2025 resta insuperabile
Svanisce anche la speranza per chi è in regola con la Rottamazione-quater di migrare verso la più vantaggiosa Quinquies (che offre fino a 9 anni di rate).
- La regola confermata: Resta valida la data del 30 settembre 2025 come termine di sbarramento. Chi a quella data aveva versato tutte le rate della Quater, rimane vincolato al vecchio piano e non può accedere alla nuova dilazione a 54 rate.
La sorpresa: bocciata la riapertura della Quater
Il “no” più inaspettato riguarda però la proposta di Alberto Gusmeroli (Lega). L’emendamento mirava a riammettere chi aveva mancato la scadenza del 30 novembre scorso, permettendo un versamento riparatore entro il prossimo 9 marzo.
- Il paradosso: Nonostante il parere favorevole del Ministero dell’Economia (MEF), la norma è rimasta fuori dal testo finale.
- Le conseguenze: Chi non ha saldato l’ultima rata del 2025 è definitivamente fuori dalla Quater e non potrà beneficiare di questa finestra di rientro.
Cosa succede ora?
Il testo è ora blindato per il voto alla Camera e dovrà essere convertito in legge entro il 1° marzo. Sebbene i firmatari degli emendamenti abbiano promesso di riproporre le misure in futuri decreti, per il 2026 la partita dei correttivi sembra chiusa. Per i contribuenti, l’unica certezza rimane la scadenza del 30 aprile 2026 per aderire alla Quinquies così com’è: un’opportunità preziosa, ma priva di quella flessibilità che molti auspicavano.




