L’apertura dei servizi online dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha scatenato la corsa all’adesione per la Rottamazione-quinquies. Molti contribuenti, incalzati da pignoramenti o dalla necessità di ottenere il DURC, hanno inviato l’istanza nei primi giorni utili. Ma cosa succede se ci si accorge di aver commesso un errore o di aver sottovalutato l’impegno economico? La buona notizia è che la domanda è modificabile, ma esistono paletti rigidi e rischi occulti per chi ha già piani di rateizzazione attivi.
Il “paracadute” normativo: integrare o modificare entro aprile
La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), al comma 88, parla chiaro: il debitore ha tempo fino al 30 aprile 2026 per integrare o modificare la dichiarazione già inviata. Questo significa che, entro tale data, è possibile:
- Cambiare il numero di rate scelto;
- Aggiungere o rimuovere carichi (cartelle) dalla definizione;
- Correggere attestazioni errate su contenziosi pendenti.
E per la revoca totale? Sebbene la legge non la citi esplicitamente, la prassi consolidata (che risale ai tempi di Equitalia) e le recenti FAQ AdER confermano che la rinuncia alla definizione agevolata è possibile, ma deve essere presentata inderogabilmente entro il termine ultimo del 30 aprile.
Gli effetti “limbo” della domanda
Presentare l’istanza produce benefici immediati che molti usano come scudo protettivo:
- Stop alle azioni coatte: Niente nuovi fermi amministrativi o ipoteche.
- Pignoramenti sospesi: Le procedure già avviate si congelano (se non è ancora avvenuta l’assegnazione delle somme).
- Semaforo verde per DURC e DURF: Il Fisco considera il contribuente “in fase di regolarizzazione”, permettendo il rilascio dei certificati necessari per lavorare con la Pubblica Amministrazione.
Il rischio “boomerang” sulle rateizzazioni ordinarie
Il pericolo maggiore riguarda chi sta già pagando un piano di rateizzazione ordinario (ex art. 19 DPR 602/73). Nel momento in cui si invia la domanda di rottamazione, le rate del vecchio piano vengono sospese.
Cosa accade se la rottamazione viene revocata o respinta? Se la domanda di rottamazione decade, il contribuente potrebbe trovarsi con il vecchio piano di rateizzazione ufficialmente decaduto per il superamento del numero massimo di rate insolute.
- Piani pre-luglio 2022: È possibile la riammissione pagando in un’unica soluzione tutte le rate scadute.
- Piani post-luglio 2022: La normativa è molto più severa e la decadenza rischia di essere irreversibile, rendendo il debito esigibile immediatamente e per intero.
Decadenza dalla Quinquies: il divieto di nuove rate
Un’ulteriore stretta riguarda il dopo-scadenza. Se il contribuente non paga le rate della Rottamazione-quinquies (ne bastano due saltate, anche non consecutive, o l’ultima), scatta il divieto di richiedere nuove rateizzazioni per quegli stessi debiti. Il Legislatore ha inserito questa norma (comma 94) con una chiara finalità antielusiva: impedire che la rottamazione venga usata solo per “guadagnare tempo” e poi tornare a rateizzare il debito pieno una volta decaduti.
Il consiglio del professionista
La Rottamazione-quinquies è un’opportunità potente ma “tagliente”. Prima di cliccare sull’invio telematico, è fondamentale:
- Simulare il piano: Verificare che le rate bimestrali siano sostenibili.
- Valutare il vecchio piano: Se si ha una rateizzazione in corso, calcolare il rischio di perderla definitivamente in caso di intoppi con la rottamazione.
- Monitorare il calendario: Ogni modifica o revoca deve essere formalizzata entro il 30 aprile 2026.




