Con l’entrata in vigore del decreto atteso da oltre trent’anni, cambia il sistema dei controlli elettronici della velocità sulle strade italiane. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha disposto lo stop agli autovelox privi dell’omologazione prevista dalla nuova disciplina: sono 850 i dispositivi che dovranno essere disattivati in attesa di regolarizzazione, mentre altri 3.150 restano operativi perché già conformi ai requisiti richiesti.
Il provvedimento introduce una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale per le caratteristiche tecniche, le procedure di omologazione, la taratura e le verifiche di funzionalità degli strumenti utilizzati per accertare il superamento dei limiti di velocità. L’obiettivo dichiarato dal ministero è mettere fine alle incertezze che negli ultimi anni hanno alimentato un elevato numero di ricorsi contro le sanzioni elevate tramite dispositivi ritenuti non pienamente regolari.
Le disattivazioni interessano tutte le aree del Paese, con numeri particolarmente elevati nelle regioni del Nord. In Lombardia vengono spenti 144 autovelox, in Piemonte 131, in Emilia-Romagna 94, in Veneto 84 e in Toscana 69. Seguono il Friuli con 47 dispositivi, la Liguria con 16, le Marche con 15 e l’Abruzzo con 12. Nella provincia autonoma di Bolzano i misuratori disattivati sono 18, lo stesso numero registrato in Molise, mentre nella provincia di Trento sono nove. In Campania si fermano sette apparecchi, sei in Sardegna, quattro in Valle d’Aosta e altrettanti in Calabria, tre in Umbria e uno in Basilicata.
Secondo il Mit, i dispositivi esclusi potranno tornare in funzione soltanto dopo aver completato il percorso di omologazione previsto dal decreto.
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha collegato la riforma alla necessità di rendere più trasparente il sistema dei controlli. In una dichiarazione diffusa dal ministero ha ribadito che la sicurezza stradale resta una priorità, ma ha aggiunto che i controlli “non possono trasformarsi in un modo poco trasparente per fare cassa alle spalle dei cittadini”.
La questione dell’omologazione è stata al centro di numerose controversie giudiziarie. Diverse sentenze hanno infatti distinto il semplice procedimento di approvazione tecnica dall’omologazione vera e propria, ritenendo che i due passaggi non siano equivalenti. Proprio questa interpretazione ha consentito a migliaia di automobilisti di contestare le multe elevate con apparecchi approvati ma non omologati, mettendo in difficoltà molte amministrazioni locali.
Il nuovo decreto punta a superare questo scenario, fissando regole uniche per tutti i dispositivi e rafforzando, secondo il ministero, la validità giuridico-amministrativa degli accertamenti effettuati con strumenti conformi.
Sul fronte delle sanzioni, i dati più recenti mostrano una flessione degli incassi derivanti dagli autovelox. Lo scorso anno le multe rilevate tramite questi dispositivi sono diminuite dell’8,9% rispetto all’anno precedente, con entrate complessive per i Comuni pari a 56,5 milioni di euro.
Firenze si conferma il Comune con il maggiore gettito proveniente dagli autovelox, pari a 19,7 milioni di euro. Seguono Bologna con 9,2 milioni, Milano con 6,9 milioni, Genova con 4,8 milioni e Palermo con 4,2 milioni. Più marcato il calo registrato in altre città: Roma ha visto dimezzarsi gli incassi (-52%), Bari ha segnato una riduzione del 73%, mentre a Trieste il gettito si è quasi azzerato, con una contrazione del 94,4%.
Con l’entrata in vigore delle nuove norme, il sistema dei controlli elettronici cambia dunque assetto. I dispositivi già omologati continueranno a rilevare le violazioni dei limiti di velocità, mentre quelli esclusi dovranno completare l’iter previsto dal decreto prima di poter essere nuovamente utilizzati per l’accertamento delle infrazioni.




