La doppia esenzione Imu per i coniugi che vivono in abitazioni diverse continua ad applicarsi anche nel 2026, secondo l’impianto normativo confermato dopo la sentenza n. 209 del 2022 della Corte costituzionale. La misura consente, a determinate condizioni, di non pagare l’imposta su entrambe le case considerate abitazioni principali.
Il beneficio resta subordinato alla dimora abituale effettiva in ciascun immobile e ai controlli dei Comuni, che verificano la coerenza dei requisiti dichiarati.
La disciplina dell’Imu sulla cosiddetta “doppia esenzione” per i coniugi che risiedono in abitazioni diverse resta uno dei punti più rilevanti del sistema fiscale sugli immobili anche nel 2026. Il quadro normativo, ridefinito dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 209 del 13 ottobre 2022, ha eliminato il vincolo che limitava il beneficio a una sola abitazione per nucleo familiare.
Secondo l’impostazione attuale, ciascun coniuge può usufruire dell’esenzione Imu sull’immobile in cui dimora abitualmente, anche se i due immobili si trovano in Comuni differenti. Il principio centrale resta però la prova dell’effettivo utilizzo dell’abitazione come residenza stabile.
Le amministrazioni comunali mantengono un ruolo attivo nei controlli, soprattutto nei casi in cui la residenza anagrafica non coincida con la reale dimora. In queste situazioni, l’agevolazione può essere disconosciuta e l’imposta diventa dovuta.
Requisiti e verifiche sulla dimora abituale
Il nodo principale riguarda la dimora abituale, che non può essere dimostrata soltanto attraverso il cambio di residenza. Le verifiche si basano su una pluralità di elementi, tra cui i consumi delle utenze domestiche — acqua, luce e gas — considerati indicatori della presenza continuativa nell’immobile.
Anche altri elementi possono concorrere alla valutazione, come la scelta del medico di base nel territorio in cui si trova l’abitazione o ulteriori riscontri amministrativi. L’obiettivo è accertare che l’immobile non sia solo formalmente dichiarato come abitazione principale.
Nel caso in cui tali condizioni non risultino soddisfatte, l’Imu torna a essere applicata secondo le regole ordinarie.
Un altro aspetto riguarda gli obblighi dichiarativi. I contribuenti che hanno registrato variazioni rilevanti nel 2025 devono verificare l’eventuale necessità di presentare la dichiarazione Imu entro le scadenze previste, con riferimento al modello già in uso e senza modifiche sostanziali rispetto agli anni precedenti.
Resta inoltre confermata l’agevolazione del 50% della base imponibile per gli immobili concessi in comodato d’uso gratuito tra genitori e figli, a condizione che siano rispettati i requisiti previsti dalla normativa fiscale.
Tra le ulteriori misure in vigore figurano anche la riduzione per fabbricati di interesse storico o artistico e per immobili dichiarati inagibili o inabitabili. In questi casi, la base imponibile viene ridotta del 50%.
Confermata anche l’esenzione per gli immobili occupati abusivamente, subordinata alla presentazione di denuncia all’autorità giudiziaria per violazione di domicilio o occupazione illecita. La normativa prevede inoltre che il beneficio sia riconosciuto in presenza dei requisiti documentali richiesti.
Nel complesso, il sistema delle agevolazioni Imu continua a basarsi su un equilibrio tra autodichiarazione del contribuente e controlli incrociati degli enti locali, con particolare attenzione alla coerenza tra residenza anagrafica e utilizzo reale degli immobili.



