Una nuova tempesta geomagnetica potrebbe interessare la Terra tra il 4 e il 5 giugno, dopo una serie di intense attività registrate sulla superficie del Sole. Secondo le previsioni diffuse dal Centro di previsione meteorologica spaziale della NOAA, il fenomeno potrebbe raggiungere una classificazione compresa tra G3 e G4, livelli considerati significativi nella scala internazionale che arriva fino a G5.
L’origine dell’evento è legata alla macchia solare 4455, che il 3 giugno ha prodotto tre distinte espulsioni di massa coronale (CME), enormi quantità di plasma e campo magnetico espulse nello spazio.
Se le nubi di particelle raggiungeranno il nostro pianeta, potrebbero generare disturbi temporanei alle infrastrutture tecnologiche e ai sistemi che dipendono dai segnali satellitari.
Cosa potrebbe accadere nelle prossime ore
Gli esperti monitorano con attenzione l’evoluzione delle tre CME. La prima, la più estesa, segue una traiettoria compatibile con quella terrestre.
Le successive emissioni risultano invece più veloci e potrebbero raggiungere la prima nube durante il viaggio nello spazio, fondendosi in un unico fronte energetico. Questo fenomeno è conosciuto come “CME cannibale” e può aumentare l’intensità degli effetti geomagnetici una volta raggiunta la magnetosfera terrestre.
Secondo il meteorologo spaziale Mauro Messerotti, docente dell’Università di Trieste, come riferisce ad Ansa, fenomeni di questa portata non sono insoliti nonostante il Sole stia entrando nella fase di graduale diminuzione della propria attività ciclica.
Resta tuttavia difficile stabilire con precisione l’orario di arrivo delle particelle, con margini di incertezza che possono variare tra le sei e le dieci ore.
Possibili conseguenze per comunicazioni e satelliti
Nel caso di una tempesta di classe G3, potrebbero verificarsi:
- disturbi ai sistemi di navigazione satellitare;
- problemi di orientamento per alcuni satelliti in orbita;
- interferenze nelle comunicazioni radio;
- possibili oscillazioni nelle reti elettriche.
Se l’evento dovesse raggiungere il livello G4, gli effetti potrebbero risultare più estesi e duraturi, con interruzioni temporanee delle comunicazioni radio e maggiori difficoltà nei servizi basati sul posizionamento satellitare.
Gli specialisti evidenziano inoltre la possibilità di osservare aurore boreali a latitudini più basse del normale, anche se la probabilità che il fenomeno sia chiaramente visibile dall’Italia resta molto ridotta.
La situazione continua a essere monitorata dagli osservatori internazionali di meteorologia spaziale e nelle prossime ore potrebbero arrivare ulteriori aggiornamenti sull’intensità effettiva dell’evento.



