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Home » Attualità » Il carretto siciliano icona di un popolo e la storia di don Peppe Cicuoria FOTO

Il carretto siciliano icona di un popolo e la storia di don Peppe Cicuoria FOTO

Redazione by Redazione
22 Gennaio 2024 - Aggiornato alle ore 18:18 -
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Il carretto siciliano icona di un popolo e la storia di don Peppe Cicuoria

U Carrettu di Don Nele Cicuoria

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“Carrettu beddu miu sicilianu di la Sicilia sì l’oru zicchinu. Lu mastru ca ti fici cu ddi manu lu sintimentu ddo è troppu finu, e lu pitturi ca t’a pitturau lu sangu di li vini ci mmattau”.

Don Peppe u Carritteri a cusì cantava…

Vuoghiu cantari cu li mei canzuni – a terra ca iu vuoghiu tantu beni – uomini forti comi i liuni – li donni beddi comi li sireni – e nzocchu c’è na Sicilia – lu suli d’oro, lu celu e lu mari – Iu di na cosa vi vuogghiu parrari – di lu carrettu e di lu carritteri – parti ri notti e si rimenta a cantari – canzuni bedi ri centu maneri – carrettu beddu miu sicilianu – pi la sicicilia sii oru zicchinu – du mastru ca ti fici cu ni mani – u sintimentu ci l’avia finu e u pitturi ca ta pitturau – u sangu ri li vini ciampastau  – e  l’uommunu ca u purtau  – fu cciamatu Carritteri – Fu na cosa ranni stu misteri –  manu manu na festi e na feri – carretti si vinievunu arrivari – ri li paisi vicini e luntani – culurati e raccamati – carricati ri fimmini e sunaturi – pi rari anuri o paisi e ai cristiani – Viva viva u Carrettu e u Carriteri Siciliano.

Sin da bambino lo sentivo prima di vederlo arrivare. Il carretto di Don Peppe inteso “Cicuoria” con le cinghie e i finimenti carichi di campanelle, fiocchi e nastri, pagliuzze dorate e frammenti di specchio, pennacchi e bandierine. Le grandi ruote e le fiancate dipinte con le storie dei Paladini di Francia. Facce di donna e fieri baffuti guerrieri… ero affascinato e incuriosito di tale mezzo che io e tutti i miei amici di via Ioppolo smettevamo di giocare per osservarlo.

Don Peppe era un personaggio un po’ stravagante e di carattere irascibile, potevi dirgli di tutto ma non potevi parlare male sia del suo cavallo che del suo carretto… perdeva le staffe ed era disposto a “menare le mani” (picchiare) con il malcapitato che avrebbe osato apostrofare in male modo il suo cavallo o il suo carretto…

Possiamo tutti immaginare che anche a quei tempi c’erano dei burloni, che conoscendo il lato debole del Peppe Cicuoria ne approfittavano per farlo andare su tutte le furie… apostrofando al suo passaggio frasi del tipo “Hai un bel asino” (il Peppe era orgoglioso del suo cavallo di origine normanna) o “che bel carro dei morti che Ti sei fatto… “

Mio padre, che conosceva il Peppe da tanto tempo essendo un suo cliente della barberia in piena piazza degli Archi ad Ibla riusciva avvolte a calmarlo e portarlo alla giusta consapevolezza che non valeva la pena di irritarsi alle false frasi di quei burloni…

Beh… con il tempo, conoscendo il Mastro Carretto Luigi Nobile amico di mio padre volli avere più conoscenze della storia e delle tradizione del carretto siciliano, e cosi che il venerdì della prima settimana di febbraio dell’anno 1967 presi un appuntamento dal Mastro (Maestro artigiano) Lugi Nobile per darmi tutte le informazioni e la possibilità di consultare un libro antico con la copertina nera come la pece acuì il “Mastro” (Maestro artigiano) ci teneva come “Na Figghia Fimmina” (una figlia femmina) sul carretto Siciliano… e con grande piacere riassumo sia il suo racconto orale che trascrivo in seguito ed alcune informazioni che ho tratto da quel libro (senza Titolo) dalla copertina nera… sul Carretto Siciliano.

Il carretto siciliano comparve nei primi anni dell’Ottocento e venne utilizzato come mezzo di trasporto dei prodotti agricoli. Ben presto si affermò in tutta l’isola soprattutto nel Palermitano nel Catanese e anche nel Ragusano. Nel Ragusano vennero impiegati soprattutto per il trasporto dei Caciocavalli (tipici formaggi dell’area iblea) … con una caratteristica particolare venivano raffigurati la vita di alcuni santi (San Giorgio, Santa Gaudenzia e quasi sempre il volto di Gesù o della Madonna).

Su questo mezzo si è sbizzarrita la fantasia artistica degli artigiani dell’isola, non solo per la parte tecnica costruttiva, ma principalmente per le decorazioni delle sue parti; il Palermitano è caratterizzato dal colore giallo-arancio e il Catanese dal colore rosso e giallo. La vivacità dei colori usati esprime maggiormente le figure riprodotte, che si riferiscono a scene sacre, familiari, cavalleresche, ed a episodi della storia romana, greca, medioevale, moderna e scene delle più note opere liriche. Se nei primi decenni di produzione le fiancate dei carretti erano scolpite e dipinte con soggetti sacri, successivamente il repertorio si arricchì di nuovi temi – grazie all’influenza dei cantastorie – che andavano in giro per la Sicilia narrando le gesta di cavalieri: Orlando, Rinaldo e Carlo Magno, i più valorosi paladini delle leggende cavalleresche sono tra i grandi protagonisti dell’arte siciliana essi vengono rappresentati in tutto e per tutto nelle pitture dei carrettieri. Ai Santi, quindi, si alternarono storie di paladini e scene della “Cavalleria Rusticana”, la novella che Giovanni Verga aveva dedicato alla figura del carrettiere. Nella provincia di Catania si distinsero diversi centri di produzione con maestri carradori che, nel tempo, affinarono le tecniche per elevare uno strumento di fatica umana ad opera d’arte. Nello scorso secolo quest’arte ebbe maggior sviluppo nell’acese, in particolare ad Aci Sant’Antonio, dove sorsero botteghe di fabbri e pittori per la produzione di carretti, tra queste, la bottega del Maestro Domenico Di Mauro definito dal Nobel Quasimodo “il Michelangelo dei carretti”. Oggi la produzione dei carretti è utilizzata esclusivamente a scopi folkloristici e museali.

Quando Guy de Maupassant, scrittore francese, nella Primavera del 1885, sbarcò a Palermo, la prima cosa che lo colpì fu proprio un carretto siciliano e lo definisce” un rebus che cammina” per il valore degli elementi decorativi. ” Tali carretti, piccole scatole quadrate, appollaiate molto in alto su ruote gialle, sono decorati con pitture semplici e curiose, che rappresentano fatti storici, avventure di ogni tipo, incontri di sovrani, ma prevalentemente le battaglie di Napoleone I e delle crociate; perfino i raggi delle ruote sono lavorati. Il cavallo che li trascina porta un pennacchio sulla testa e un altro a metà della schiena…Quei veicoli dipinti, buffi e diversi tra loro, percorrono le strade, attirano l’occhio e la mente come dei rebus che viene sempre la voglia di risolvere”. Molti critici isolani hanno descritto il carretto siciliano, da G. Pitrè a G. Cocchiara, da Enzo Maganuco ad A. Buttitta.

La prima descrizione del carretto siciliano risale al 1833, nel resoconto del viaggio fatto in Sicilia dal letterato francese Jean Baptiste Gonzalve de Nervo (1840-1897) che rimase in Sicilia un mese per raccogliere materiale per il suo libro di viaggio.

Egli è il primo viaggiatore che racconti di aver visto sulle strade siciliane dei carretti, le cui fiancate recavano l’immagine della Vergine o di qualche santo, derivata dalla pittura su vetro, molto popolare a quei tempi in Sicilia.

Così dice: ” Specie di piccoli carri, montati su un asse di legno molto alto; sono quasi tutti dipinti in blu, con l’immagine della Vergine o di qualche santo sui pannelli delle fiancate e il loro cavallo coperto da una bardatura, ornata di placche di cuoio e di chiodi dorati”, porta sulla testa un pennacchio di colore giallo e rosso”. I colori giallo e rosso sono i colori della Sicilia.

Il Carretto siciliano oggi

Al giorno d’oggi, i Carretti siciliani autentici non vengono più utilizzati per lavoro ma come memoria storica, nei musei o in ricorrenze popolari. Il Carretto è un elemento Folkloristico e fa parte dell’identità isolana. Durante una tranquilla passeggiata in qualche paesino dell’isola potrebbe anche succedere di incontrare semplici vetture motorizzate decorate e abbellite proprio come Carretti siciliani… chissà quale reazione avrebbe il nostro amato Peppe Cicuoria alla vista la vista di una autovettura addobbata come un carretto siciliano… (Salvatore Battaglia, presidente Accademia delle Prefi Ragusa)

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