Il giovane morto a Marina di Ragusa

Celebrato a Chiaramonte Gulfi il funerale di Ndour Samba Kane

Presente l’imam Kheit Abdelhafid

E' stato celebrato al cimitero di Chiaramonte Gulfi il funerale di Ndour Samba Kane, il senegalese morto il 12 giugno a Marina di Ragusa, con l’imam Kheit Abdelhafid. L’uomo, ospite del progetto Sprar/Siproimi, della cooperativa “Nostra Signora di Gulfi” di Chiaramonte, si era recato al mare insieme ad altri immigrati.

Mentre si trovava nello specchio d’acqua antistante la spiaggia, ha accusato un malore. Portato a terra dagli accompagnatori della cooperativa e dai bagnini, non si è più ripreso. L’ispezione cadaverica ha accertato che la morte è intervenuta per arresto cardiaco. Erano presenti il sindaco, Sebastiano Gurrieri, il viceprefetto Ferdinando Trombadore, il vicario foraneo, don Salvatore Vaccaro, in rappresentanza della Diocesi, Maria Luisa Grisafi, del Servizio Sprar del Ministero dell’Interno, Diop Pape Madoke, di Agrigento, rappresentante della Comunità senegalese, incaricato dal Consolato senegalese di Sicilia e Calabria. A Chiaramonte è arrivato anche un cugino di Samba, Malik Sakho, che vive a Sanremo. Erano presenti anche il comandante della stazione dei carabinieri, luogotenente Alberto Bruno, il gruppo di Protezione civile comunale, rappresentanti della comunità islamica di Vittoria.

Ad accoglierli Gianvito Distefano, presidente della cooperativa “Nostra Signora di Gulfi”, che gestisce i progetti Sprar-Siproimi, insieme alla cooperativa Fo.Co. Il rito funebre, causalmente, si è svolto nella “Giornata del Rifugiato”. Don Salvatore Vaccaro ha sottolineato l’importanza di trovarsi a pregare insieme. «La morte è di tutti, la vita eterna è per tutti – ha detto– nella diversità troviamo la fraternità. Più che guardare alle differenze, guardiamo a ciò che ci unisce per il bene dell’intera umanità». Distefano ha ricordato il sogno di Samba. «Voleva portare in Italia il figlio di 15 anni. Voleva che studiasse in Italia. Ora tutto sarà più difficile. Noi cercheremo, in accordo con le autorità, di far si che il sogno di Samba possa realizzarsi e che possiamo accogliere questo giovane in Italia». L’Imam Kheit Abdelhafid e don Salvatore Vaccaro hanno concluso insieme.

«Questa è la terra di La Pira, di Camilleri – ha detto l’Imam – loro ci hanno dato un messaggio: siamo fratelli. Facciamo insieme il percorso per costruire una Sicilia migliore per noi e per i nostri figli. Vogliamo costruire un futuro di fraternità». La salma di Ndour Samba Kane, per volere dei familiari, sarà rimpatriata. Nei prossimi giorni sarà imbarcata su un aereo che la riporterà in Senegal.  

 
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