Riceviamo e pubblichiamo

Crisi idrica a Ragusa: lettera aperta del chimico Licitra

Ai candidati sindaci delle scorse amministrative

La recente crisi idrica a Ragusa delle scorse settimane, seppur di breve durata rispetto a quella del 2013, e che comunque non ha interessato l’intero tessuto urbano ragusano, ci ha riportato alla memoria quello che probabilmente è stato l’unico tentativo organico di affrontare complessivamente la questione idrica di Ragusa.

Si tratta di una lettera aperta ai candidati sindaci delle scorse amministrative, opera del chimico dott. Giovanni Licitra, peraltro assessore della giunta Massari bis negli anni 90, durante la quale tali problemi erano stati affrontati per la stesura del protocollo di intesa del 29/3/94. Giovanni Licitra nel documento evidenzia quello che è il nodo centrale del suo intervento, ovvero “la salvaguardia del Fiume Irminio e dell’acqua dei pozzi di C/da Lusia e C/da Arancelli, ubicati in prossimità dell’asta fluviale, a 5-8 Km dallo sbarramento della diga (di Santa Rosalia n.d.r.), che riforniscono per l’80% i cittadini e il territorio ragusano” ed afferma categoricamente “il fiume Irminio è stato stravolto dalle opere realizzate dall’ESA a “nostra insaputa”, o meglio per l’indifferenza e l’assenza dei politici, dei Sindaci e delle Amministrazioni Comunali di Ragusa dal 1994 fino a oggi.

Nei momenti decisionali siamo stati sempre assenti, abbiamo lasciato agli altri la facoltà di decidere per noi. Ora è il tempo di alzare la voce e riappropriarci dei nostri pozzi, della nostra acqua, del nostro fiume, è il tempo di riprenderci quello che ci è stato tolto”. Prosegue poi Licitra “le opere di canalizzazioni e l’uso delle acque della diga, utilizzate principalmente per uso irriguo dal Consorzio di Bonifica n°8, si sono rivelate “un’ inspiegabile ed irrazionale errore di pianificazione del bacino idrografico della valle dell’Irminio”, “uno scippo clamoroso per il territorio ragusano”, “un bilancio decisamente in rosso per l’area del Comune di Ragusa”, e in più hanno creato condizioni di rischio e potenziali effetti negativi per l’esistenza del Fiume Irminio e per la qualità delle acque dei pozzi comunali. Senza il fiume Irminio Ragusa è una città senza acqua. Quasi tutta l’acqua che consumano i cittadini ragusani proviene dalla vallata dell’Irminio.

E’ bene non scordare i momenti drammatici che abbiamo vissuto nel 2013 come ragusani, a seguito dell’inquinamento delle Sorgenti Misericordia, Oro-Scribano e dei pozzi B e B1 di C/da Arancelli ed la moria di pesci nel 2015 a valle del potabilizzatore”. Fatta questa premessa, Licitra ritiene non possa escludersi che “la realizzazione del lotto 1 che ha messo “il fiume in un tubo lungo 14 Km” per trasportare l’acqua per usi irrigui dall’invaso della diga fino alla vasca Scicli, in C/da Cuturi, abbia trasformato il fiume Irminio in un torrente o vallone, quasi a secco nei periodi di siccità, abbia stravolto l’ecosistema fluviale, abbia influito negativamente sulla qualità delle acque delle falde che garantiscono l’approvvigionamento idrico della Città di Ragusa, abbia ridotto il “deflusso minimo vitale” e quindi il potere autodepurante del fiume, la capacità di scambio tra l’alveo e il subalveo e abbia messo a rischio l’esistenza dello stesso Fiume Irminio”.

Nella lettera aperta ai candidati sindaci dello scorso anno, Giovanni Licitra esortava: “la futura Amministrazione Comunale, ha l’obbligo morale e politico di intervenire per la salvaguardia del Fiume Irminio e dei nostri pozzi, per approntare possibili varianti condivise con gli altri portatori di interessi, i Comuni di Modica, Scicli, Giarratana, il Consorzio di Bonifica n°8, l’ESA, l’ARPA Sicilia, le Organizzazioni Professionali Agricole (Cia, Coldiretti, Confiagricoltura), Ufficio del Genio Civile, l’ATO idrico, e porre le condizioni per migliorare lo stato del Fiume, dei pozzi e riavere quanto ci è stato tolto. In assenza di un’Autorità di Bacino è necessaria, la riconvocazione della “Conferenza di servizio permanente per la diga”, della quale fanno parte i Comuni di Ragusa, Modica, Scicli, il Consorzio di Bonifica di Scicli, la Provincia Regionale di Ragusa, e l’ESA oppure convocare il tavolo tecnico permanente del progetto “Water in Core” ( Agenda 21 locale), specifico per migliorare e recuperare il Fiume Irminio, compresa la Diga S. Rosalia, la Risorsa Naturale della Macchia Foresta della foce dell’Irminio, di cui fanno parte i Comuni di Ragusa, Giarratana , Modica e Scicli ed è funzionale alla stipula di un “Contratto di Fiume” per l’Irminio ed il suo bacino idrografico”.

Un buon punto di inizio, secondo Licitra, sarebbe “cominciare con i dati e i documenti riportati nel “Rapporto sullo stato di attuazione dei programmi e delle intese per la utilizzazione delle acque dell’Invaso S Rosalia” pubblicato nel 2005 dalla Provincia Regionale di Ragusa”. (daniele distefano)