Le iniziative in cantiere

Ragusa-Catania: questo raddoppio non s'ha da fare?

Il documento del Comitato ristretto

Fittissima nebbia, e non certo meteorica, sulla Ragusa-Catania. E brancolando tra questa soffice ovatta non si riesce a capire se il raddoppio atteso da decenni si farà o non si farà, visto le contrastanti dichiarazioni dell’assessore regionale alle infrastrutture Falcone e del ministro per il Sud Lezzi.

Sia come sia, e ci dispiace rilevare come le due rappresentanti istituzionali grilline, Marialucia Lorefice parlamentare nazionale e presidente della Commissione attività sociali, e Stefania Campo, deputata regionale, molto presenti meritoriamente su innumerevoli vicende, stiano osservando questa volta un ferreo silenzio stampa. Chi invece non ha tardato a prendere la parola è stato il comitato ristretto per il raddoppio della Ragusa-Catania, nelle persone di Giuseppe Santocono, Salvatore Ingallinera e Roberto Sica. E lo ha fatto prima, nella mattinata di sabato, con molta prudenza, rivolgendosi alle associazioni di categoria e convocando per martedì pomeriggio 5 marzo, alle 16,30, presso la sede della Cna provinciale, in via Psaumida 38 a Ragusa, un confronto sull’iter relativo al raddoppio della Ragusa-Catania.

Tre i punti in discussione, informazione sullo stato dell’arte della procedura aggiornando la situazione ad oggi, fornitura di una scheda riassuntiva dei vari passaggi consumati e da effettuare per l’inizio lavori, rappresentare/condividere eventuali iniziative di mobilitazione che potrebbero sfociare in manifestazioni pubbliche da rappresentare alle autorità competenti al fine di determinare lo sblocco presso il Cipe del progetto definitivo per la fase finale (progetto esecutivo e apertura cantieri). Contestualmente il comitato ristretto ha chiesto un incontro urgente al Prefetto, Filippina Cocuzza in cui, “facendo seguito ai ripetuti incontri negli anni con la Prefettura di Ragusa sul tema in oggetto”, intende sottoporre al rappresentante del Governo centrale, gli stessi tre punti oggetto dell’incontro con le associazioni di categoria. Successivamente, a distanza di 24 ore, nella mattinata di domenica, dal comitato ristretto è stato pubblicata una lunga nota ufficiale questa volta di commento. Di essa tralasciamo la ricostruzione dell’iter tecnico della annosa vicenda, e riportiamo i passi salienti. Il documento così apre “adesso sarebbe certificato? Dalle notizie giornalistiche di oggi, che per la verità non sorprendono vista la mancata convocazione CIPE preannunciata da due Ministri, la “RG/CT NUOVA” non è economicamente sostenibile.

Quindi quasi certamente così come ce l’hanno confezionato da 20 anni non si farà! Promesse, impegni, proclami, carte, burocrazie, timbri, timbrini, Gazzetta Ufficiale sostenibilità ecc. ecc. decine di presidenti del consiglio e regione, ministri ed assessori di tutti i colori incontrati e con cui abbiamo condiviso un percorso tortuoso ma sempre nella direzione della fattibilità...”tutto in fumo e da rifare?!”. Questa vicenda, triste, mette in evidenza l’inconsistenza politica e amministrativa di generazioni di rappresentanti politici e burocratici dal millennio scorso ai giorni nostri”. Molto importante poi la parte, dopo l’excursus storico, in cui si afferma “detto ciò non abbiamo preferenze per alcuno su chi realizza l’opera, ma non è possibile fermare tutto senza garanzie per tempi e modi affossando una procedura che ci è stata imposta e che è l’unica che garantisce, con un minimo di credibilità, la realizzazione!

Perché lo STATO non garantisce la parte che manca (se veramente manca) per arrivare ad aprire un’infrastruttura che grida da anni la necessità assoluta di essere realizzata?”. Segue quindi la motivazione principale della necessità dell’opera “quali rappresentanti di categoria che vivono di mercato e che subiscono costi incalcolabili per il deficit strutturale delle vie di comunicazione abbandonate da anni in questo lembo d’Italia rimaniamo “increduli” dopo le solenni affermazioni di due ministri (Toninelli e Lezzi) che pubblicamente davano già per scontato il passaggio al Cipe prima nella seduta di gennaio e, dopo lo stop, entro il mese successivo!”.

Ed infine, a conclusione, il refrain abituale per chi vive ed opera in questo dimenticato lembo di territorio “non possiamo che sottolineare la afonia, l'invisibilità e l'inerzia dei nostri rappresentanti politici regionali e nazionali tutti di ieri e di oggi nella difesa del territorio per un’opera a valenza nazionale. Dopo la mobilitazione, all’indomani del mancato passaggio al CIPE definiremo come associazioni di categoria, come già preannunciato, tempi e modi per manifestare, ancora una volta, la volontà assoluta della realizzazione del raddoppio, vitale per cittadini ed imprese di un territorio oltremodo vilipeso”. (da.di.)