Sulle “strade di Emmaus” – strade di smarrimento e di speranza – ci sono anche le Cooperative sociali: così potremmo dire riguardo al dialogo, promosso dalla Cooperativa don Puglisi, svoltosi sabato 18 aprile sul sagrato della chiesa del Soccorso a Modica, con la partecipazione delle Cooperative Simbolo e Alzaia di Pisa, Nostra Signora di Gulfi di Chiaramonte, Agire di Scicli, L’Arca di Modica e il saluto del presidente provinciale di Confcooperative, Luca Campisi, insieme al direttore Emanuele Lo Presti. Un dialogo che è stato una forma di ospitalità verso le Cooperative di Pisa che hanno vissuto alcuni giorni di incontri in Sicilia, tra Catania e Modica. Giorni in cui sono stati belli la visita alla città (e, a Modica, ai laboratori don Puglisi) e la convivialità (compreso il clima di famiglia della cena con mamme e bambini della Casa).
Sembrava però importante anzitutto “conoscersi”, oltre occasioni o collaborazioni commerciali, come quella che vedrà l’anno prossimo l’inserimento come sorpresa, nelle uova di Pasqua della Don Puglisi, delle calamite prodotte nei laboratori di inclusione lavorativa dell’Alzaia di Pisa. Un desiderio di conoscersi che è stato come l’entrare nella tavola dell’ospitalità di Emmaus, in cui si chiede all’altro di sedersi alla mensa della propria vita e si vive ana sosta per ritrovare e ridirsi il senso del proprio operare. Nel racconto ogni cooperativa ha ricordato anzitutto le spinte iniziali legate a forti ideali, a contesti Caritas, al sociale puro, all’animazione di strada. Poi, come i Due di Emmaus, ci si è detti dei momenti difficili, quando rischi di perdere la speranza. Ma anche la tenacia, che ha generato segni.
La Cooperativa Simbolo a Pisa da trent’anni opera nelle aree dell’infanzia, della salute, della marginalità, delle comunità residenziali. Con il coraggio di generare altro e così da 12 anni la Cooperativa Alzaia promuove inclusione sociale e lavorativa, ha la sua “Bottega dei miracoli” e “ti cucino io” (un catering bio e solidale). Da 16 anni a Chiaramonte la Cooperativa Nostra Signora di Gulfi, situata in un piccolo paese di ottomila abitanti, affronta il tema del lavoro e ha scoperto una necropoli, la più ampia di Sicilia, lavorando negli scavi con migranti e messi in prova e coinvolgendo quattro università (e la Rai ha prodotto un documentario molto interessante e ampio). Avviando quindi anche agricoltura sociale, bottega solidale, fattoria didattica.
Da 14 anni a Scicli la Cooperativa Agire crea inclusione e impiega giovani con differenti abilità curando itinerari nei “luoghi di Montalbano” ed ora ha affidata la gestione dell’infopoint turistico del Comune. Da quasi 30 anni a Modica la Cooperativa L’Arca ha promosso tanti segni – comunità alloggio, ludoteca, nido -, attivato progettazioni come il Pronto intervento sociale e Movimenti, tirocini lavorativi, cammini con le scuole nella lotta alla povertà educativa. Segni accompagnati da fatica nel reperire professionalità, attivare un’effettiva partecipazione dei soci, ma anche capaci di valorizzare persone e assicurare lavoro dignitoso. Man mano, nel racconto, il tema centrale è diventato quello del “noi”.
Che si genera tra le Cooperative per contaminazione, ma sarebbe necessario diventasse il “noi” di un territorio. Altro tema, quello delle consegne alle nuove generazioni: non è facile, e però la bellezza del dialogo ha fatto pensare possibile un racconto che coinvolga. E quindi i temi di un rinnovamento del lessico, di una capacità autocritica, di un educare paziente (con cui scavare nella ‘necropoli’ della vita …), di una saggia sobrietà. “Si aprivano gli occhi e ardeva il cuore” ascoltando il vissuto sofferto ma generativo delle Cooperative. E ci si è lasciati per continuare il cammino, intessendo sempre più relazioni “dal basso”, sempre attenti alla bellezza del “noi”.




