Ragusa – Ieri sera, nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù a Ragusa, si è svolto il primo appuntamento del percorso di preparazione alla dedicazione dell’altare e della chiesa, un momento particolarmente significativo per l’intera comunità parrocchiale. La catechesi, guidata da don Mario Modica, direttore dell’Ufficio Liturgico diocesano, si è rivelata un’occasione preziosa per comprendere il valore profondo del rito che la parrocchia si appresta a vivere. Accanto ai fedeli era presente anche il parroco, don Marco Diara, che ha accompagnato la comunità in questo cammino di attesa e consapevolezza.
L’incontro ha permesso di riscoprire la ricchezza teologica e simbolica della dedicazione: un gesto che non riguarda soltanto l’edificio, ma la vita stessa della comunità. Don Modica ha offerto una lettura ampia e coinvolgente del rito, mostrando come la consacrazione dell’altare e della chiesa sia un atto che parla di identità, di memoria e di futuro. Molti dei presenti hanno colto l’occasione per riflettere sul significato di un luogo sacro in un tempo in cui la comunità cristiana è chiamata a ritrovare spazi di incontro, di ascolto e di fraternità.
La presenza di don Diara ha dato ulteriore profondità al momento: il parroco ha invitato i fedeli a vivere questi giorni come un’opportunità di rinnovamento spirituale e comunitario, ricordando che la dedicazione non è solo un evento liturgico, ma un passaggio che segna la storia della parrocchia e ne rafforza il cammino.
L’appuntamento di ieri ha così preparato il terreno alla celebrazione più attesa: venerdì 13 febbraio, infatti, il vescovo, mons. Giuseppe La Placa, presiederà la solenne Eucaristia con il rito di dedicazione dell’altare e della chiesa. Sarà un momento di grande intensità, che unirà la comunità in una preghiera condivisa e in un gesto che resterà nella memoria della parrocchia. La comunità del Sacro Cuore è invitata a vivere questi giorni con gratitudine e partecipazione, consapevole che la bellezza di questo rito antico continua a parlare al presente, offrendo un segno di speranza, unità e rinnovata appartenenza.




