Il passaggio del Ciclone Harry ha lasciato la Sicilia orientale con una ferita aperta: il comparto balneare, cuore pulsante dell’economia turistica regionale, è letteralmente in ginocchio. L’Associazione Turistica Balneare Siciliana ha rotto gli indugi, inviando una richiesta formale e disperata al Governo Regionale per lo stanziamento di una cifra record: almeno 100 milioni di euro. Una somma che, data l’entità dei danni, gli operatori temono possa persino non essere sufficiente.
L’appello nasce dalla consapevolezza che il Ciclone Harry non è stato una semplice tempesta stagionale, ma un evento eccezionale, ufficialmente riconosciuto come tale dalla Protezione Civile. Le strutture costiere sono state travolte da onde e venti di intensità mai vista, mettendo a rischio l’apertura della stagione estiva 2026.
“Si tratta di un grido d’aiuto disperato: rischiamo di non poter esercitare l’attività balneare per l’apertura della stagione estiva 2026, ormai alle porte. Il 19 Gennaio 2026 abbiamo incontrato l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, On. Giusy Savarino, richiedendo un’autorizzazione semplificata per l’accesso al mare con mezzi meccanici al fine di riparare le strutture.
Ringraziamo l’Assessore per la pronta Circolare n. 150/Gab del 19.01.2026, che ha consentito tale semplificazione; tuttavia, l’intervento si è rivelato tardivo a causa dell’avanzare del ciclone.

Pur essendo obbligati dalle concessioni a non richiedere danni per mareggiate ordinarie, questa è un’eccezione straordinaria, non di cadenza annuale. Oggi, gli operatori si fanno carico autonomamente dei costi di ripristino delle opere autorizzate, ma il tempo stringe con la stagione estiva imminente.
La Sicilia non può rinunciare ai nostri servizi essenziali, che i Comuni costieri – obbligati per legge – non assicurano: salvataggio con bagnini (da noi retribuiti), infermeria attrezzata con defibrillatore, accessi per disabili, pulizia dell’arenile tutto l’anno e posti di lavoro per giovani e disoccupati.
Siamo le sentinelle del mare, primo supporto alle Capitanerie di Porto, veri ambasciatori della nostra Regione. In Sicilia, l’estate è sinonimo di mare: senza i nostri servizi, spiagge deserte significherebbero alberghi vuoti, con danni a catene strategiche come albergatori, agricoltori (già tutelati da fondi specifici), pesca, acquacoltura, sport dilettantistici, spettacolo, cultura e turismo.
Un danno che colpirebbe l’intera economia siciliana”.




