La Rottamazione Quinquies è ufficialmente ai nastri di partenza, ma per chi spera di sanare pendenze legate a IMU, TARI, bollo auto o multe stradali, la strada non è affatto in discesa. Se per le cartelle dello Stato il percorso è tracciato e il calendario è certo, per i tributi locali il 2026 si apre sotto il segno del “dipende”. La Manovra, infatti, ha consegnato agli Enti locali la chiave della sanatoria, ma non l’obbligo di usarla.
Il paradosso dell’autonomia: Enti locali tra “possono” e “devono”
Il cuore della questione risiede in un verbo: la Legge di Bilancio stabilisce che Comuni e Regioni possono (e non devono) introdurre definizioni agevolate per i propri tributi. Questo significa che non esiste un automatismo: la rottamazione nazionale non “aggancia” automaticamente le tasse del tuo Comune. Ogni Municipio o Regione dovrà approvare una delibera specifica, valutando se lo sconto su sanzioni e interessi sia sostenibile per i propri bilanci o se, al contrario, rappresenti un rischio finanziario eccessivo.
Un’Italia a “macchia di leopardo”: i quattro nodi dell’incertezza
Navigare tra i debiti locali nel 2026 richiederà ai cittadini uno sforzo di monitoraggio senza precedenti. Ecco perché:
- Nessuna data unica: Mentre la rottamazione statale ha scadenze fisse (domanda entro il 30 aprile), ogni Comune deciderà il proprio timing. Una volta pubblicata la delibera, l’Ente deve garantire almeno 60 giorni per aderire, ma la data di inizio può variare da città a città.
- Il perimetro dei debiti: Gli Enti possono decidere cosa “scontare”. Se l’IRAP è generalmente esclusa, la sanatoria potrebbe allargarsi alle entrate patrimoniali come rette scolastiche, canoni idrici o affitti di immobili comunali, che spesso pesano quanto le tasse.
- Il dilemma politico-finanziario: Per un Comune in affanno, rottamare è l’ultima spiaggia per incassare crediti difficili; per un Comune virtuoso, potrebbe essere un’ingiustizia verso chi ha sempre pagato. In questo solco si muove la cautela dei sindaci.
- Digitalizzazione obbligatoria: La norma impone che le procedure locali siano digitali. La risposta ai tuoi dubbi non sarà più nel passaparola o in una bacheca polverosa, ma all’interno dei portali del cittadino e nelle delibere online.
Cosa fare per capire se puoi rottamare?
In assenza di una certezza nazionale, il contribuente deve adottare un metodo di verifica in tre passaggi:
- Identifica il “proprietario” del debito: Se la cartella è gestita dall’Agenzia delle Entrate Riscossione (AdER), segui le regole nazionali della Quinquies. Se è gestita direttamente dal Comune o da un concessionario locale, attendi l’atto dell’Ente.
- Monitora l’Albo Pretorio: La validità della sanatoria locale scatta solo con la pubblicazione della delibera sul sito istituzionale del tuo Comune o della tua Regione. Senza quell’atto, la rottamazione semplicemente non esiste.
- Leggi i dettagli: Non dare per scontato che “tutto rientri”. Verifica se la delibera copre solo le multe, solo i tributi o anche le controversie legali pendenti.




