Nel mondo della nutrizione, il dibattito è acceso: è meglio contare ossessivamente le calorie o limitarsi a guardare l’orologio? Un recente studio condotto dall’Università dell’Illinois a Chicago e pubblicato sugli Annals of Internal Medicine sembra aver trovato la risposta definitiva. E, sorprendentemente, la chiave del successo non risiede in una formula magica, ma nella costanza.
Il duello: 16:8 contro Restrizione Calorica
La ricerca, guidata dalla professoressa di nutrizione Krista Varady, ha monitorato per un anno 90 adulti affetti da obesità, divisi in tre gruppi:
- Il gruppo “Time-Restricted”: seguaci del digiuno intermittente (schema 16:8), con il permesso di mangiare solo tra le 12:00 e le 20:00.
- Il gruppo “Calorico”: soggetti sottoposti a una riduzione del 25% dell’apporto energetico giornaliero.
- Il gruppo di controllo: nessuna modifica alle abitudini alimentari.
I risultati: vince il pareggio
Dopo dodici mesi di osservazione, i dati parlano chiaro: entrambi i metodi funzionano quasi allo stesso modo. Chi ha seguito il digiuno intermittente e chi ha contato le calorie ha perso, in media, 5 chili in più rispetto a chi non ha seguito alcuna dieta. Anche i benefici metabolici — come la riduzione della circonferenza addominale e della massa grassa — sono risultati sovrapponibili.
La scoperta: Il digiuno intermittente non possiede proprietà “metaboliche” superiori; semplicemente, limitando le ore a disposizione per mangiare, le persone finiscono per assumere circa 400 calorie in meno al giorno, raggiungendo lo stesso deficit dei metodi tradizionali.
Perché scegliere il digiuno intermittente?
Secondo la professoressa Varady, il vantaggio del digiuno 16:8 è psicologico e pratico:
- Semplicità: non serve pesare ogni grammo o usare app per il conteggio calorico.
- Autonomia: è l’orologio a dettare le regole, liberando la mente dal monitoraggio costante del cibo.
- Flessibilità: nella fase di mantenimento, i partecipanti sono passati a una finestra di 10 ore, riuscendo a stabilizzare il peso perso.
Il segreto del successo: supporto e motivazione
L’elemento che ha fatto davvero la differenza per entrambi i gruppi non è stato il “cosa” o il “quando” mangiare, ma il come. Tutti i partecipanti hanno ricevuto:
- Supporto nutrizionale costante.
- Terapia cognitivo-comportamentale per gestire la fame nervosa e l’impulsività.
Questo suggerisce che, al di là dello schema scelto, la guida di professionisti e la motivazione personale sono i veri motori del cambiamento.
Un dettaglio sulla salute
Lo studio nota che la finestra 12:00-20:00 è stata scelta per favorire la socialità (poter cenare in famiglia). Tuttavia, alcune evidenze suggeriscono che anticipare l’alimentazione (ad esempio dalle 8:00 alle 16:00) potrebbe migliorare ulteriormente i livelli di glicemia, sebbene sia molto più difficile da mantenere nel lungo periodo per ragioni sociali.
In conclusione: la dieta migliore non è quella di tendenza, ma quella che si riesce a seguire con meno fatica.




