Alberto Stasi, unico condannato per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007, non è più detenuto. Il tribunale di sorveglianza di Milano gli ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali, ultima tappa di un percorso che lo ha portato progressivamente fuori dal carcere. La decisione è separata dall’eventuale procedimento di revisione del processo.
Alberto Stasi non tornerà in cella. Il tribunale di sorveglianza di Milano ha concesso all’uomo condannato per l’omicidio di Chiara Poggi l’affidamento in prova ai servizi sociali, misura alternativa alla detenzione che lo svincola definitivamente dall’obbligo di rientrare in un istituto penitenziario. La decisione era attesa: già la procura generale aveva espresso parere favorevole all’accoglimento dell’istanza presentata dai legali della difesa.
Stasi, oggi 42 anni, era già uscito dal regime detentivo ordinario nel 2025, quando la Corte di Cassazione aveva valutato positivamente il suo percorso di risocializzazione, aprendo la strada alla semilibertà. Da allora aveva continuato a lavorare all’esterno, rientrando però in struttura al termine della giornata. Con il provvedimento odierno anche quest’obbligo decade.
Dove andrà a vivere e cosa farà
Stasi non farà ritorno a Garlasco, il comune pavese diventato suo malgrado simbolo di uno dei casi giudiziari più seguiti degli ultimi vent’anni. Si trasferirà nell’hinterland milanese, dove ha già preso in affitto un’abitazione. Da tempo ricopre il ruolo di responsabile amministrativo presso un’azienda della zona, incarico che continuerà a svolgere anche nelle prossime settimane.
Affidamento in prova: cosa prevede la legge
L’affidamento in prova è uno strumento previsto dall’ordinamento penitenziario italiano che consente al condannato di scontare la pena residua fuori dal carcere, a condizione che questa non superi i quattro anni — o che la condanna complessiva non ecceda i tre. Non si tratta di libertà piena: chi ne beneficia è comunque vincolato a un programma preciso di obblighi, che riguardano la residenza, gli orari di rientro serale, i luoghi che è autorizzato a frequentare e le persone con cui può avere contatti. L’obiettivo dichiarato della misura è duplice: favorire il reinserimento sociale del condannato e ridurre il rischio di recidiva.
Il caso e il processo di revisione
Chiara Poggi fu trovata morta nella villetta di famiglia a Garlasco il 13 agosto 2007. Stasi, all’epoca fidanzato della vittima, è rimasto l’unico condannato per quel delitto. La sua posizione processuale — dopo anni di ricorsi e pronunce — è ora quella di un uomo che ha scontato la propria pena attraverso le misure alternative previste dalla legge.
La concessione dell’affidamento in prova non ha alcuna connessione con la richiesta di revisione del processo che la difesa intende formalizzare. Quell’istanza sarà presentata separatamente, alla luce delle nuove indagini a carico di Andrea Sempio, elemento che ha riaperto il dibattito pubblico sull’intera vicenda. Si tratta di due binari distinti: uno riguarda l’esecuzione della pena, l’altro l’accertamento della verità processuale.



