L’aggiornamento dell’ISEE entro il 30 giugno 2026 resta il passaggio decisivo per le famiglie che percepiscono l’Assegno unico universale. Chi non presenta una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica continua a ricevere l’importo minimo previsto dalla normativa, indipendentemente dalla reale situazione economica del nucleo familiare.
Le indicazioni arrivano dall’INPS, che con la circolare n. 7 del 30 gennaio 2026 ha definito le regole operative per l’erogazione della misura nel corso dell’anno, recependo le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026.
L’Assegno unico resta una prestazione strutturale destinata ai figli a carico e continua a essere riconosciuto automaticamente ai nuclei che hanno una domanda già accolta. Non è quindi necessario presentare una nuova richiesta ogni anno, salvo casi particolari come revoca, decadenza o rinuncia della prestazione.
La novità più rilevante riguarda il nuovo indicatore economico utilizzato per il calcolo del beneficio. Dal mese di marzo l’importo viene determinato sulla base dell’ISEE 2026, mentre le mensilità di gennaio e febbraio sono state liquidate utilizzando l’attestazione precedente.
Secondo quanto comunicato dall’INPS, chi non ha ancora aggiornato la propria situazione reddituale continua a percepire la quota minima prevista dalla legge. La possibilità di recuperare le somme non ricevute resta aperta fino al 30 giugno 2026. Entro quella data è possibile presentare la nuova DSU e ottenere il ricalcolo degli importi con il riconoscimento degli arretrati maturati da marzo.
Dopo la scadenza, l’aggiornamento dell’ISEE produrrà effetti soltanto per il futuro, senza consentire il recupero delle mensilità precedenti.
Sul fronte degli importi, l’Istituto ha applicato una rivalutazione dell’1,4%, adeguando sia le quote base sia le maggiorazioni previste per particolari situazioni familiari. L’incremento recepisce la variazione dell’indice dei prezzi al consumo rilevata da ISTAT e si applica alle prestazioni erogate nel 2026.
Le novità per i lavoratori dell’Unione Europea
Tra le modifiche introdotte quest’anno figura anche l’adeguamento della disciplina italiana alle disposizioni comunitarie.
La legge n. 50 del 2026 amplia infatti la platea dei beneficiari includendo i lavoratori cittadini dell’Unione Europea non residenti in Italia che risultano iscritti a una gestione previdenziale italiana e versano contribuzione obbligatoria.
L’estensione interessa sia lavoratori dipendenti sia autonomi. Il diritto all’assegno viene riconosciuto anche quando i figli risiedono in un altro Paese dell’Unione, purché risultino fiscalmente a carico secondo la normativa italiana.
La modifica recepisce principi consolidati del diritto europeo in materia di coordinamento delle prestazioni familiari e potrebbe coinvolgere migliaia di lavoratori transfrontalieri.
Per verificare la propria posizione, controllare l’importo spettante o aggiornare la documentazione economica, le famiglie possono accedere all’area riservata del portale INPS tramite SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi.
Secondo gli ultimi dati disponibili dell’INPS, l’Assegno unico rappresenta una delle principali misure di sostegno alle famiglie italiane e coinvolge milioni di nuclei familiari ogni anno, con una spesa pubblica che supera diversi miliardi di euro destinati al sostegno della genitorialità e della natalità.




