Il deputato regionale Giorgio Assenza esprime solidarietà al sindaco di Comiso e presidente del Libero Consorzio di Ragusa, Maria Rita Schembari, dopo alcuni attacchi e messaggi offensivi comparsi sui social. L’intervento riapre il dibattito sull’uso dei social network e sul fenomeno dell’odio online nei confronti degli amministratori pubblici.
Secondo Assenza, il caso diventa anche l’occasione per riflettere sulla qualità del confronto pubblico digitale e sulle conseguenze delle campagne di delegittimazione personale.
Ecco la lunga lettera di solidarietà a firma del deputato regionale Giorgio Assenza rivolta al sindaco di Comiso, Maria Rita Schembari:
“Esprimere solidarietà e vicinanza al Sindaco, al Presidente, alla prof.ssa Schembari, per me semplicemente alla carissima Mariù, è quasi pleonastico: Maria Rita è una insegnante esemplare, una donna di una cultura inarrivabile, un conferenziere gradevolissimo, un amministratore capace, onesto, lungimirante, attento e sensibile alle esigenze dei cittadini, disponibile all’ascolto, mai arrogante e presuntuosa, amica di tutti e politico di prim’ordine, come ha dimostrato in questi anni, e come, nonostante la Sua ritrosia e la voglia di tornare all’insegnamento, dimostrerà in futuro.
Ovviamente, tali doti non sono disgiunte dall’essere figlia, moglie e madre impeccabile. Non è solo l’affetto e l’amicizia a farmi esprimere così, ma anche la legittima soddisfazione di averla convinta, oramai tanti anni fa, assieme ad Alberto e a Peppe (altri due grandi amici che tanto hanno dato a Comiso!), con l’avallo benevolo del papà, l’indimenticabile Avvocato Sofio, ad entrare in politica. L’augurio di una fine ravvicinata rivoltoLe da un (o una) imbecille di tal fatta mi spingono però a qualche riflessione sul degrado e la piega disdicevole e pericolosa che sta caratterizzando la comunicazione sui social (e non solo!). Anche nel darne notizia, Maria Rita è stata grande, intanto nel mantenere l’anonimato del o della idiota di turno, e poi nel rispondere con garbata ironia senza mancare di ricordare che la pretesa vendita dell’acqua da parte del Comune è una fandonia colossale. Il punto è proprio questo: si parla, si insulta, si offende, si minaccia, sinanco si augura la morte, senza però conoscere minimamente il problema.
Per restare in argomento, Iblea Acque è una società a capitale interamente pubblico, i cui soci sono i dodici Comuni della Provincia, che gestisce il sistema idrico senza speculazioni di sorta; forse qualcuno avrebbe preferito, o preferisce tuttora come qualche pseudo esponente politico, l’affidamento del servizio ai privati che, inevitabilmente, cercherebbero di lucrare il più possibile dalla gestione? Eppure, se vi è un guasto alle pompe di sollevamento di qualche pozzo, se si rompe un tratto di conduttura, sinanco se un incendio distrugge una cabina elettrica e quindi manca l’energia elettrica indispensabile per il regolare funzionamento del sistema di adduzione e distribuzione dell’acqua, la colpa è del Sindaco, dell’Assessore, dei politici che sono tutti ladri, corrotti e inetti! E questo, nonostante il personale, sia di Iblea Acque, sia dell’Enel, sia del Comune, abbia lavorato ininterrottamente, anche di notte, per porre rimedio alle criticità. Lo stesso discorso vale per tutto: dalla viabilità al Cimitero, dall’ordine pubblico all’Aeroporto, dal decoro urbano alle tasse, ecc. ecc… Si può e si deve criticare, ma insultare, diffamare, minacciare, aggredire verbalmente con inusitata violenza e disprezzo, non può e non deve essere consentito. Purtroppo alcuni politici, giornalisti, opinion makers, con le iniziali volutamente minuscole, si rivelano dei cattivi maestri e danno la stura ai peggiori istinti di un branco di idioti che pensano di risolvere le loro frustrazioni e il fallimento delle loro vite riversando vigliaccamente sui social il livore, la rabbia e il malcontento che caratterizzano la loro meschina esistenza, diventando degli odiatori seriali.
E’ ora di dire basta: costoro devono sapere che la diffamazione è ancora un reato penalmente perseguibile, che commetterla con l’uso dei social costituisce un’aggravante, che delle proprie offese ne rispondono in sede civile; ed è forse ora che le vittime di tali attacchi primordiali comincino ad agire a tutela della propria onorabilità. E’ anche ora però che i gestori dei social si assumano le proprie responsabilità esercitando un attento controllo su ciò che viene pubblicato. Ne va della Civiltà di una comunità che non può consentire di essere trascinata nel fango mediatico in cui sguazzano gli imbonitori di professione e i loro squallidi seguaci!



