Scicli – Martedì 14 aprile, a Scicli, a partire dalle ore 10 del mattino, nel quartiere Piedigrotta (Cava di San Bartolomeo) della città celebre per il suo barocco, si svolgerà “Abbattimento – Il peso delle ombre”, performance dell’artista Sasha Vinci, gesto radicale e politico.
In programma è la demolizione di un abuso edilizio che, oltre a deturpare il paesaggio, oscura da decenni la visione della piccola chiesa rupestre di Santa Maria Piedigrotta: un antico luogo di preghiera, scavato nella roccia dai devoti nel XVI secolo e ancora oggi accessibile da un sentiero di muretti a secco e alberi di fico. (vedi foto sotto)

Azione artistica, civile e poetica, “Abbattimento – Il peso delle ombre” – che Sasha Vinci a maggio presenterà in Biennale, a Venezia – è il primo step di “Teatro Vivo”, ambizioso e articolato progetto che nei prossimi mesi vedrà la trasformazione di quest’area – sinora appartenuta a privati e occupata da un fabbricato abusivo – in un giardino d’autore per l’intera comunità. “Tra natura e installazioni site specific – spiega Sasha Vinci – realizzeremo uno spazio verde aperto a tutti, rigenerato dall’arte e restituito al pubblico in una nuova forma e funzione sociale”.
A immaginare “Teatro Vivo” per Scicli è un collaudato gruppo di lavoro che fa capo all’associazione culturale Passo–Site Specific e, con il coordinamento artistico di Sasha Vinci, coinvolge l’imprenditore Ezio Occhipinti e l’architetto Claudio Calabritto.
Tutti i dettagli del progetto – che include mostre, dibattiti, rassegne di videoarte, residenze d’artista e un art-cafè nell’area deputata – saranno illustrati martedì 14 aprile, a margine della performance, nel corso di una conferenza stampa alla quale prenderà parte anche il sindaco di Scicli, Mario Marino. Appuntamento ore 10.
La performance “Abbattimento – Il peso delle ombre” sarà parte integrante del progetto “La trilogia delle ombre”, concepito da Sasha Vinci per l’imminente Biennale di Venezia, dove sarà presente dal prossimo 9 maggio ospite del Padiglione Nazionale della Repubblica Unita di Tanzania, a cura di Lorna Benedict Mashiba e Martina Cavallarin.



