Ucraina, novembre 2022: la traccia decisiva
Banksy aveva confermato via Instagram sette murales nelle zone martoriate dalla guerra: Kyiv, Borodianka, Horenka, Hostomel e Irpin. Uno in particolare, a Horenka, mostra un uomo che si lava nella vasca da bagno tra le macerie. I giornalisti hanno incrociato quelle date con i registri di frontiera. Risultato? Un certo David Jones entra ed esce dall’Ucraina proprio in quei giorni.
New York, 18 settembre 2000: la confessione
La polizia di Manhattan ferma un ragazzo per imbrattare un cartellone. Nel verbale compare una dichiarazione scritta a mano e firmata: Robin Gunningham. La pena? Una multa e pochi giorni di lavori socialmente utili. Reuters considera quel foglio la prova più pesante.
Giamaica, 2004: le foto scomode
Il fotografo Peter Dean Rickards pubblica 21 scatti che mostrano il volto dell’artista. Banksy nega tutto attraverso il manager di allora, Steve Lazarides. Oggi gli investigatori di Reuters collegano anche quell’episodio alla stessa persona: Gunningham.
Massive Attack? Teoria archiviata
Per anni il nome di Robert Del Naja, frontman dei Massive Attack, era circolato con insistenza. L’inchiesta chiude la porta: Del Naja era davvero in Ucraina nel 2022, ma viaggiava con un’altra persona. E i reporter identificano proprio in quell’accompagnatore l’uomo che dipingeva i murales.
La risposta dell’avvocato
Mark Stephens, storico legale dell’artista e responsabile di Pest Control, ha scritto subito a Reuters. «Il mio cliente non accetta che molti dettagli siano corretti». Il messaggio è chiaro: diffondere queste informazioni viola la privacy e potrebbe mettere in pericolo Banksy, già bersaglio di minacce da anni. Soprattutto, l’anonimato «serve interessi sociali importanti: permette agli artisti di criticare il potere senza timore di ritorsioni».
Vent’anni di muri che parlano
Da oltre due decenni Banksy trasforma qualunque superficie in un megafono. Satira politica, ironia feroce, provocazione pura. La sua “Girl with Balloon” è diventata leggenda nel 2018: venduta da Sotheby’s per più di un milione di sterline, si è autodistrutta davanti a tutti grazie a un meccanismo nascosto nella cornice. Opere così hanno portato lo street art dalle strade ai musei e alle aste più prestigiose.
Cosa cambia ora per il mito
La rivelazione di Reuters non chiude il capitolo. Banksy tace. Pest Control tace. Eppure il colpo è arrivato forte. In Italia, dove le sue opere hanno ispirato generazioni di writer e dove gallerie come la Wunderkammer di Milano hanno ospitato mostre ufficiali, tanti si chiedono se il fascino resisterà.
L’anonimato è sempre stato il vero marchio di fabbrica: rende ogni muro una sorpresa, ogni asta un evento. Se davvero dietro c’è Gunningham-David Jones, i prezzi delle opere potrebbero schizzare ancora più in alto. Ma il mistero che ha tenuto il mondo col fiato sospeso per oltre vent’anni rischia di svanire.
E proprio per questo, come ricorda l’avvocato Stephens, quell’anonimato merita di essere difeso. Il mondo dell’arte, da Ragusa a Londra, resta in attesa.




