La Segreteria regionale del Sinalp Sicilia esce allo scoperto e lancia un duro atto d’accusa contro le amministrazioni locali dell’Isola. Al centro della polemica c’è la Rottamazione-quinquies (introdotta dalla Legge di Bilancio 2026): secondo il sindacato, la stragrande maggioranza dei Comuni siciliani starebbe temporeggiando eccessivamente nel varare i regolamenti necessari per permettere ai cittadini di sanare i propri debiti.
Per il Sinalp, questo stallo burocratico rappresenta un colpo durissimo per un tessuto economico regionale già profondamente segnato dalla crisi, dove la pressione fiscale locale ha spesso raggiunto le soglie massime.
“L’equità non è una concessione”
Secondo il sindacato, agevolare chi vuole mettersi in regola non deve essere visto come un atto di clemenza. Giuseppe Dioguardi, responsabile Enti Locali del Sinalp, è categorico: “Aderire a questa misura è una prova di buon governo, non un favore elargito ai contribuenti”.
Un concetto ripreso con forza dal segretario regionale Andrea Monteleone, che sottolinea la funzione sociale della sanatoria:
“In una Sicilia economicamente fragile, molte attività e famiglie sono soffocate da cartelle esattoriali gonfiate negli anni da interessi esorbitanti. La rottamazione non è una sanatoria per i furbi, ma un ponte verso la legalità fiscale per chi ha intenzione di pagare il dovuto, ma non può sostenere il peso delle sanzioni.”
I vantaggi della Quinquies e il nodo IMU-TARI
La norma nazionale offre una chance preziosa: per i debiti affidati alla riscossione dal 2000 al 2023, è possibile versare solo la quota capitale, ottenendo lo stralcio totale di sanzioni e interessi di mora. Tuttavia, per quanto riguarda le entrate comunali — come IMU, TARI e le multe stradali — la decisione finale spetta ai singoli Municipi. Ed è proprio qui che si registra il “blocco” denunciato dal sindacato.
Un’occasione persa per le casse pubbliche
Il Sinalp evidenzia come la miopia dei Comuni danneggi anche gli stessi bilanci comunali. La rottamazione, infatti, consentirebbe di:
- Recuperare crediti considerati “incagliati” o difficilmente esigibili.
- Ridurre i costi legati ai contenziosi legali.
- Incassare liquidità immediata da somme altrimenti destinate alla prescrizione.
Da qui l’appello urgente ai capoluoghi, a partire da Palermo, affinché facciano da apripista e approvino i regolamenti entro i termini utili.
Richiesta di chiarezza
In chiusura, il sindacato lancia una sfida agli amministratori: chi decide di non aderire deve spiegare pubblicamente il perché. “La Sicilia ha bisogno di strumenti che facilitino i pagamenti, non di barriere burocratiche che finiscono per affossare definitivamente le realtà produttive dell’Isola”, conclude la Segreteria regionale.




