Da Italia in Comune

Sea Watch: appello anche da Ragusa

Ancorata dinanzi al porto di Siracusa

Mentre la vicenda della nave Sea Watch, ancorata dinanzi al porto di Siracusa, con il suo carico di migranti di cui nessuna nazione della civilissima Europa vuol farsi carico, e mentre il governo italiano persiste nella sua linea dura di chiusura dei nostri porti, anche da Ragusa viene lanciato un appello a favore di una svolta in nome non solo dell’accoglienza, dei diritti, ma soprattutto di scontate e semplici considerazioni umanitarie.

A lanciarlo è il movimento politico Italia in Comune che nel comune capoluogo è nato per inziativa di Gianflavio Brafa, Claudio Conti e Giuseppe Dimartino, mentre a livello nazionale fa riferimento ad Alessio Pascucci sindaco di Cerveteri e a quello di Parma Pizzarotti. Ecco dunque la nota di Itlaia in comune. “Da sei giorni sulla nave Sea Watch 3, vi sono 47 persone, tra cui otto minorenni. Sono 47 esseri umani portati in salvo dal Mar Mediterraneo dove nei giorni scorsi hanno perso la vita centinaia di bambini, donne e uomini, e che ora sono ostaggio dell’ennesima disputa politica tra Stati: nessun Paese ha infatti risposto alla richiesta di un porto sicuro fatta dalla Sea Watch, in spregio di quanto previsto dalle norme internazionali e delle più elementari considerazioni di carattere umanitario.

L’Italia e l’Europa rispettino la legge e facciano sbarcare immediatamente queste persone in un porto sicuro, senza essere lasciate ulteriormente senza una destinazione. Secondo il diritto interna-zionale del mare, infatti, gli Stati hanno l’obbligo inderogabile di garantire l’approdo di persone in difficoltà in un luogo sicuro nel più breve tempo possibile. La salvezza e la tutela delle vite umane devono avere la precedenza assoluta: queste persone, soprattutto le più vulnerabili come donne e bambini, non devono subire ulteriori sofferenze e deve essere loro garantita l’assistenza umanitaria di cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno. Non c’è nessuna invasione e non ci sono confini da tutelare.

Siamo di fronte a poche centinaia di persone, per lo più donne e minori tenute in ostaggio per fini elettorali in spregio ai più elementari principi di solidarietà e umanità. Il governo italiano assegni immediatamente a Sea Watch 3 un porto sicuro dove riparare dal mal-tempo e poter sbarcare le persone a bordo. I porti italiani sono aperti, come dichiarato ieri dal l’ammiraglio Pettorino, comandante ispettore generale della guardia costiera e delle capitanerie di porto. Lo può dichiarare chiuso, in base all’art. 43 del codice della navigazione, per gravi motivi di ordine pubblico solo il ministro dei trasporti. Ma non c’è mai stata una simile dichiarazione da parte di Toninelli e il ministro Salvini non ha questo potere “. (da.di.)