Il costo del carburante continua a pesare sui portafogli degli italiani: il prezzo medio della benzina si attesta a 1,789 euro al litro in modalità self service sulla rete stradale, mentre il diesel è a 2,181 euro al litro (Ansa). In Sicilia, però, il gasolio non ha ancora iniziato a scendere e rimane tra i più alti a livello nazionale, con le associazioni dei consumatori che tornano ad alzare la voce.
Dopo oltre quaranta giorni di aumenti ininterrotti, il 10 aprile 2026 si è registrata una prima, timida inversione di tendenza sui listini dei carburanti italiani. Una boccata d’aria che il Codacons — sulla base dei dati elaborati dall’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy — ha salutato con una certa cautela: il risparmio medio per un pieno è di appena 20 centesimi per il gasolio e 15 centesimi per la benzina.Non un sollievo, ma un segnale. Basta però guardare ai numeri assoluti per capire la dimensione del problema.
Diesel e benzina in Sicilia: prezzi tra i più alti d’Italia
Bolzano si conferma la provincia più cara d’Italia per il gasolio, con 2,209 euro al litro. Seguono la rete autostradale con 2,204 euro e la Sicilia con 2,201 euro.Un podio che racconta molto sulla struttura del mercato energetico nelle aree insulari e periferiche del Paese.
La Sicilia si trova intrappolata tra due stretti: quello di Hormuz, che determina il prezzo del greggio sui mercati internazionali, e quello di Messina, che impedisce all’isola di avere alternative reali alla mobilità su gomma. Quando i prezzi salgono, qui si sente prima. Quando scendono, si aspetta più a lungo. Gli economisti lo definiscono “trasmissione asimmetrica dei prezzi” — il fenomeno noto come effetto “razzi e piume”.
Mentre il gasolio scendeva in quasi tutte le regioni italiane, la Sicilia registrava ancora un rialzo di +0,2 centesimi, insieme ad Abruzzo e Basilicata. In termini concreti, questo si è tradotto in un incremento di 2,45 euro per ogni rifornimento standard da 50 litri rispetto al giorno precedente, il peggioramento più marcato tra tutte le regioni italiane.
Per chi fa benzina nel ragusano, il prezzo self service si muove in linea con la media siciliana, sensibilmente al di sopra della media nazionale. Consultare l’Osservaprezzi del portale ufficiale del MIMIT permette di trovare i distributori più convenienti nella propria zona.
Il taglio delle accise: quanto dura e cosa succede dopo il 1° maggio
Il motivo per cui i prezzi alla pompa non sono ancora più alti di quanto non siano ha un nome preciso: il taglio delle accise. Il governo ha prorogato la riduzione fino al 1° maggio 2026, confermando uno sconto di 24,40 centesimi al litro su benzina e diesel con IVA inclusa.
La proroga è costata allo Stato circa 500 milioni di euro, finanziati attingendo a fondi già esistenti legati agli scambi di quote di emissione di CO2 non spesi. Una scelta che evita nuovi oneri sul bilancio pubblico nel breve periodo, ma che rimanda il nodo strutturale: cosa accade dopo il 1° maggio, se le quotazioni internazionali del greggio non dovessero rientrare?
Senza la proroga, dall’8 aprile il gasolio avrebbe potuto superare ancora più nettamente la soglia critica sui listini. La crisi geopolitica in Medio Oriente e le tensioni legate allo Stretto di Hormuz hanno spinto il prezzo del petrolio a livelli che l’Italia non vedeva da mesi, prima del rapido crollo seguito alla tregua tra Stati Uniti e Iran.
Ma il crollo del greggio — circa il 15% in due giorni — non si è ancora tradotto in cali significativi alla pompa. Palazzo Chigi ha convocato le compagnie petrolifere per scongiurare ribassi “a ritmo di lumaca”, riaccendendo il dibattito su un meccanismo di trasmissione dei prezzi che da anni penalizza i consumatori italiani nelle fasi discendenti.
Per le imprese del settore primario — dall’agricoltura alla pesca, particolarmente esposte — il decreto-legge n. 42 del 3 aprile 2026 ha esteso al comparto agricolo il regime agevolato già previsto per la pesca, riconoscendo l’impatto strutturale del caro carburanti su chi non può semplicemente rinunciare al mezzo.
In una provincia come quella di Ragusa, dove l’economia agroalimentare è il cuore produttivo del territorio e dove la mobilità privata non ha alternative reali, il prezzo che si paga al distributore non è solo una voce di costo. È uno dei termometri più diretti della tenuta del potere d’acquisto delle famiglie e della competitività delle imprese.



