Le chiamate mute rappresentano oggi una delle frontiere più insidiose del cybercrimine, trasformandosi da semplice fastidio quotidiano in un sofisticato strumento di profilazione. Il Codacons ha lanciato un avviso urgente, spiegando come il silenzio dall’altra parte dell’apparecchio sia spesso il preludio a truffe strutturate basate sull’intelligenza artificiale e sul furto di dati biometrici vocali.
Il fenomeno delle chiamate automatizzate, noto come robocalling, ha raggiunto proporzioni globali senza precedenti. Secondo i dati del Global Spam Report, l’Italia si posiziona stabilmente tra i primi dieci Paesi al mondo più colpiti dal telemarketing aggressivo e dalle frodi telefoniche, con una media di oltre 25 chiamate indesiderate al mese per utente. La transizione verso le chiamate mute segna un salto di qualità tecnologico: non si cerca più la vendita immediata, ma si punta alla raccolta di metadati comportamentali per alimentare database venduti nel dark web a organizzazioni specializzate in vishing (voice phishing).
Secondo il segretario nazionale dell’associazione, Francesco Tanasi, si tratterebbe di “una vera e propria attività di proliferazione preliminare, finalizzata a selezionare i contatti più agganciabili”. Queste piattaforme informatiche non commettono errori, ma agiscono come un “cavallo di troia” per verificare quali numeri siano attivi e in quali orari l’utente sia più propenso a rispondere, monitorando anche la durata della permanenza in linea.
Come l’intelligenza artificiale sfrutta il silenzio
Il rischio più elevato riguarda la manipolazione della voce. Grazie ai progressi dei software di deepfake audio, ai criminali bastano pochi secondi di registrazione per clonare il timbro vocale della vittima. L’associazione avverte che i truffatori potrebbero sfruttare le risposte degli utenti per rielaborarle e “rendere una voce artificiale più convincente e persuasiva”.
Una volta che il numero è confermato come “attivo” e “vulnerabile”, viene inserito in database che integrano le informazioni telefoniche con i dati reperibili sui profili social. Questo permette ai truffatori di costruire trappole personalizzate, fingendosi istituti bancari o parenti in difficoltà. Esempi recenti includono la truffa della ballerina o i falsi avvisi di pagamento PagoPa, che appaiono estremamente credibili grazie alla conoscenza preventiva delle abitudini della vittima.
Per difendersi da questa minaccia, il Codacons raccomanda di non sottovalutare le chiamate prive di interlocutore e di interrompere immediatamente la comunicazione. È fondamentale bloccare il numero sospetto e segnalarlo al proprio operatore come spam. In nessun caso si devono fornire dati sensibili, password o codici OTP, ricordando che nessun ente istituzionale o banca richiede tali informazioni attraverso una semplice telefonata o link inviati via SMS



