Il prezzo del diesel ha superato i 200 dollari al barile in Europa. È il livello più alto dal marzo 2022. La causa è diretta: il blocco dello Stretto di Hormuz, imposto dall’Iran dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente, ha interrotto i flussi energetici dal Golfo verso l’Occidente. L’Italia e l’intera UE pagano ora il conto di decenni di dipendenza dalle importazioni di questo carburante.
Prezzi del diesel in aumento: cosa sta succedendo
Da circa quaranta giorni, le petroliere non riescono a transitare dallo Stretto di Hormuz. Teheran ha imposto il blocco per scatenare una guerra energetica e forzare gli Stati Uniti a fermare gli attacchi. Il risultato è immediato: i mercati reagiscono con rialzi bruschi e le quotazioni del greggio tornano a livelli che non si vedevano da anni.
Il diesel più colpito della benzina: perché
Il diesel non alimenta solo le auto. Muove anche il trasporto merci, i macchinari agricoli, le navi e i cantieri edili. Per questo motivo il suo prezzo è più sensibile alle crisi di approvvigionamento rispetto alla benzina.
Secondo Susan Bell, specialista delle materie prime di Rystad Energy, già prima del conflitto in Medio Oriente “l’equilibrio offerta/domanda del diesel” a livello globale “era molto più rigido di quello della benzina”, il che si è poi tradotto in un “forte aumento dei prezzi del diesel” sui mercati mentre “rimaneva relativamente limitato” per la benzina.
In Francia il diesel è aumentato del 32,7% dal 27 febbraio, giorno precedente i primi attacchi israelo-americani contro l’Iran. La benzina SP95-E10 nello stesso periodo è salita del 16,86%. Al 30 marzo, il prezzo medio UE del diesel alla pompa era di 2,07 euro al litro, contro 1,87 euro della benzina Super95.
Diesel e benzina: uno squilibrio strutturale europeo
L’Europa è esportatrice netta di benzina, ma importatrice netta di diesel. Come si è arrivati a questo paradosso? Venticinque anni fa, gli incentivi fiscali e i produttori di auto spinsero la cosiddetta “dieselizzazione” della flotta europea. La domanda di diesel schizzò. Le raffinerie, però, erano storicamente orientate alla benzina e non riuscirono a tenere il passo.
Fino al 2022, la Russia era il principale fornitore di diesel dell’UE. Dopo le sanzioni legate alla guerra in Ucraina, l’Europa ha diversificato i fornitori: India, Turchia, Stati Uniti e Arabia Saudita. Tuttavia, nel 2025 il Medio Oriente ha fornito poco più della metà delle importazioni europee di diesel: 554.000 barili al giorno su 1,06 milioni totali, secondo Rystad Energy. Circa un terzo di questo diesel transitava proprio dallo Stretto di Hormuz.
L’Italia risponde: taglio delle accise e missione Meloni nel Golfo
In Italia, il governo ha introdotto un taglio di 0,25 euro sulle accise di benzina e diesel. La misura, inizialmente prevista fino a Pasquetta, è stata prorogata al 1° maggio dopo un recente Consiglio dei Ministri. Tuttavia, il provvedimento non basta. Il diesel self service è abbondantemente sopra i due euro al litro. La benzina ha superato stabilmente quota 1,70 euro al litro.
Giorgetti: “Riflessione europea inevitabile”
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha lanciato un avvertimento chiaro. «È chiaro che una riflessione a livello comunitario, se la situazione non cambia, sarà inevitabile», ha dichiarato il ministro durante una recente conferenza stampa.
Meloni vola in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati
Dopo Pasqua, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si recherà in visita nei Paesi del Golfo. Il viaggio toccherà Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo è duplice: esprimere solidarietà ai Paesi coinvolti indirettamente nella crisi e rafforzare gli accordi energetici con partner strategici per l’approvvigionamento italiano.
Scenari futuri: voli a rischio e rincari estivi
Le conseguenze si allargano al settore aereo. Il cherosene scarseggia e alcune compagnie stanno già valutando tagli ai voli o aumenti dei prezzi dei biglietti. Il problema è particolarmente delicato con l’avvicinarsi dell’estate, il periodo di massima domanda di viaggi. Alcuni voli potrebbero essere cancellati. I passeggeri rischiano tariffe molto più elevate.
Trump: “È un problema europeo”
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non sembra interessato a sbloccare lo Stretto di Hormuz. In più occasioni ha sostenuto che si tratta di un problema europeo. Paradossalmente, la chiusura dello stretto potrebbe favorire proprio gli USA: se l’Europa non potesse contare sulle forniture del Golfo, sarebbe costretta a rivolgersi maggiormente al petrolio americano.




