Ragusa – Sabato 28 a Ragusa andrà in scena uno degli appuntamenti più attesi e carichi di suggestione del nuovo percorso artistico di Maurizio Mastrini: un concerto evento in anteprima destinato a lasciare il segno, organizzato dall’Associazione Melodica presso l’Auditorium Centro Commerciale Culturale, sotto la direzione artistica di Diana Nocchierro.
Una tappa simbolica all’interno del Capelli International Tour 2026–2028, che porterà Mastrini nei quattro angoli del mondo, dall’Europa all’Asia, dalle Americhe all’Oceania, fino a mete sorprendenti e simboliche.
Dopo aver incantato il mondo con 160 date sold out del Ghost International Tour 2024–2025, attraversando le capitali più iconiche del pianeta, Maurizio Mastrini torna. E lo fa nel modo più autentico possibile: mettendo a nudo la propria anima.
Nasce così “Capelli”, il nuovo album del pianista umbro, un’opera intensa, viscerale, profondamente umana. Non è solo musica: è un racconto, una confessione, un viaggio dentro l’identità di un artista che ha fatto della libertà la sua scelta più radicale.
Maurizio Mastrini è molto più di un pianista e compositore: è un artista che trascende le convenzioni musicali, un visionario il cui genio creativo ha catturato i cuori di milioni di persone in tutto il mondo.
La sua vita e la sua arte sono legate a una storia di passione e dedizione, tanto da essere definito dalla critica e dagli addetti ai lavori “il fenomeno”.
Fenomeno per i numeri che lo consacrano, ma anche per la sua necessità continua di esplorare mondi nuovi nella musica. Dal fenomeno ci si può aspettare tutto: assistere a due concerti diversi, trovarlo a suonare con pennelli, elastici, bacchette, perché del pianoforte Mastrini vuole sfruttare ogni possibilità.
Con 14 album all’attivo, circa 1000 concerti sold out negli ultimi dieci anni e oltre un milione di spettatori, Mastrini è oggi uno dei pianisti italiani più ascoltati al mondo, con oltre 48 milioni di stream su Spotify. Ma dietro i numeri, c’è una traiettoria fuori dagli schemi, costruita controcorrente.
“La mia ricchezza è la mia libertà.
Ho scelto di essere libero anche quando questo significava rinunciare a contratti con le major, a milioni di dischi, a scorciatoie.”
Una scelta che si riflette in ogni dettaglio della sua vita e della sua arte.
Niente limousine, niente bodyguard, niente filtri.
“Faccio i miei tour viaggiando in una 500, volo low cost, non ho manager che decidono per me.
Se devo sbagliare, voglio che sia una mia scelta.”
È questa indipendenza assoluta a nutrire “Capelli”, un album che vibra di autenticità.
In 12 tracce, realizzate con l’Orchestra Sinfonica della Felicità, Mastrini attraversa mondi sonori che uniscono minimalismo contemporaneo, suggestioni sudamericane e radici jazz. Ogni composizione è un frammento di vita, un’emozione trasformata in suono.
Conosciuto come “il pianista che suona al contrario”, Mastrini rompe le regole: suona partendo dall’ultima nota, pizzica le corde, percuote il pianoforte, reinventando completamente lo strumento. Il suo è un linguaggio libero, istintivo, impossibile da imbrigliare.
“Quando nella mappa della mia vita ho dovuto scegliere il percorso, ho preso quello panoramico.
Più lungo, più difficile… ma senza pedaggi.”
Una dichiarazione che oggi diventa manifesto artistico.
“I capelli sono stati, e sono ancora oggi, il mio rifugio dal mondo.”
Un simbolo nato da una timidezza profonda, da quel senso di inadeguatezza che lo ha accompagnato sin da ragazzo, quando da un piccolo borgo umbro si è ritrovato sui palcoscenici più prestigiosi del mondo — dalla Carnegie Hall di New York all’Arena di Tokyo.
E proprio da quel “nascondersi” nasce oggi un’opera che è, al contrario, una rivelazione totale.
Il brano “Capelli” è il cuore pulsante del disco: una autobiografia musicale intensa, ironica, viscerale.
“El Toque” rende omaggio a Diego Armando Maradona, nel segno di un talento condiviso: il tocco — quello sul pallone, quello di Maurizio Mastrini sulla tastiera. Un legame che si riflette anche in una curiosa affinità astrale: entrambi Scorpione, ascendente Scorpione.
“Paris c’est l’amour” e “Monsieur Satie” evocano eleganza e memoria; “El Cubano” celebra la libertà di vivere; “No Smoking” respira l’anima dei jazz club americani.
“Stop” rompe gli schemi con energia dirompente, mentre “Aria” e “Lacrima” accompagnano l’ascoltatore in una dimensione più intima e profonda.
Chiude “Tango Clandestino”, omaggio sentito a Papa Francesco.
Ma è tra le righe, tra le pause, che si coglie il senso più profondo del progetto:
“La mia anima vuole la libertà, la mia arte si nutre della bellezza che trovo nelle persone.
Non cerco scorciatoie.
Io oggi sono esattamente quello che sono, non quello che vorrei essere.”
Un pensiero che si traduce in musica, in scelte, in coerenza.
“Non ho milioni di follower, non ho dischi d’oro.
Ma non so nemmeno cosa sia l’invidia.”
Ed è forse proprio questa libertà, così rara, così autentica, il vero successo.
“Capelli” non è solo un album.
È una scelta di vita.
È il coraggio di restare se stessi.




