La sindrome di Leigh potrebbe finalmente trovare una cura. Il sildenafil, principio attivo del Viagra, ha dato segnali promettenti contro questa malattia rara che colpisce i bambini. Lo studio, appena uscito sulla rivista Cell, nasce da un lavoro di squadra internazionale. A guidare tutto è la Charité – Universitätsmedizin Berlin, insieme all’Università Heinrich Heine di Düsseldorf (HHU), all’Ospedale Universitario di Düsseldorf (UKD) e all’Istituto Fraunhofer per la Medicina Traslazionale e la Farmacologia ITMP di Amburgo.
Cos’è la sindrome di Leigh
Questa patologia metabolica congenita si manifesta nei primi mesi o anni di vita. Provoca danni gravi al cervello e ai muscoli perché le cellule non producono energia come dovrebbero. Per decenni i medici l’hanno ritenuta incurabile.
In uno studio pilota su sei pazienti, però, il sildenafil ha rallentato la progressione o migliorato alcuni aspetti clinici. I sintomi iniziali sono chiari: crisi epilettiche, debolezza muscolare, paralisi e ritardi nello sviluppo. L’aspettativa di vita si riduce drasticamente. Ad oggi non esiste ancora nessun farmaco approvato.
Una sorpresa dalla farmacologia: il ruolo del Sildenafil
Nessuno immaginava questo effetto. Il sildenafil blocca la PDE-5 e rilassa i vasi sanguigni. Lo usano già nei neonati per l’ipertensione polmonare.
Sei pazienti, dai 9 mesi ai 38 anni, hanno seguito la terapia continua. In pochi mesi sono arrivati miglioramenti concreti: più forza muscolare, meno sintomi neurologici e crisi metaboliche più brevi.
Il professor Markus Schuelke, neuropediatra alla Charité e tra gli autori principali, racconta casi precisi: “In un bambino trattato, la distanza percorsa a piedi è aumentata di dieci volte, passando da 500 a 5.000 metri. In un altro, la terapia ha eliminato le crisi metaboliche che si presentavano quasi mensilmente, mentre un terzo paziente non ha più manifestato crisi epilettiche.”
La sfida della ricerca sulle malattie rare
La malattia colpisce un bambino su 36.000. “I numeri esigui rendono difficile la ricerca e pongono ostacoli nel reperire terapie efficaci”, spiega Schuelke.
Il team ha aggirato il problema con un metodo innovativo in laboratorio. Prima ha trasformato cellule della pelle dei pazienti in staminali pluripotenti indotte (iPSC). Poi ha creato neuroni in vitro che riproducevano i difetti della malattia. Infine ha testato oltre 5.500 composti già approvati.
Risultati su cellule, modelli animali e pazienti
Il sildenafil è emerso tra migliaia di molecole. “È il più grande screening farmacologico mai effettuato per la sindrome di Leigh”, sottolinea il dottor Ole Pless dell’ITMP.
Il farmaco ha migliorato la funzionalità elettrica dei neuroni, stimolato la crescita degli organoidi cerebrali e prolungato la vita nei modelli animali.




