La nuova stagione della “pace fiscale” non ammette distrazioni. Con la Rottamazione Quinquies, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, il Fisco cambia marcia e adotta una linea di estremo rigore: scompare il tradizionale “paracadute” dei cinque giorni di tolleranza. Ogni scadenza diventa un termine perentorio e invalicabile.
Le tre trappole che portano alla decadenza
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) ha delineato un sistema rigido che non lascia spazio a interpretazioni benevole. Si perde ogni beneficio della definizione agevolata in tre scenari specifici:
- Mancato versamento dell’unica rata: per chi ha scelto il pagamento in un’unica soluzione.
- Omesso pagamento di due rate: la decadenza scatta al secondo inadempimento, anche se le rate non sono consecutive.
- Mancato versamento dell’ultima rata: l’errore finale vanifica l’intero percorso.
Il rischio del “giorno dopo”
La novità più pesante riguarda l’eliminazione della moratoria di cinque giorni prevista nelle precedenti edizioni. Se la scadenza per il saldo unico è fissata al 31 luglio 2026, un versamento effettuato il 1° agosto comporterà l’immediata decadenza. In questo caso, il debito tornerà a essere calcolato con sanzioni e interessi pieni, e le somme già versate saranno trattenute come acconto sul totale.
L’effetto domino: l’insidia dell’imputazione automatica
Un aspetto tecnico poco noto, ma potenzialmente letale per la sanatoria, riguarda la gestione dei flussi di pagamento. Se un contribuente salta una rata intermedia ma continua a pagare le successive, l’AdER applicherà un meccanismo di compensazione a cascata: ogni nuovo versamento verrà utilizzato per coprire la quota scaduta precedente.
L’esempio pratico: in un piano di tre rate, se si salta la seconda e si paga regolarmente la terza, quest’ultima verrà usata dal sistema per coprire la seconda. Risultato? L’ultima rata risulterà ufficialmente non pagata, decretando il fallimento della rottamazione proprio sul traguardo.
Come evitare il fallimento della procedura
L’unica strategia per neutralizzare questo meccanismo è il pagamento cumulativo. Se una rata è stata omessa, entro la scadenza successiva è necessario versare una somma che copra sia la quota corrente sia quella arretrata. Solo così il piano rimarrà formalmente attivo.
Il bivio tra fisco e tribunale
La norma distingue nettamente tra effetti amministrativi e processuali:
- Effetti Amministrativi: la cancellazione definitiva di sanzioni e interessi avviene solo al versamento dell’ultima quota.
- Effetti Processuali: lo stop alle liti giudiziarie scatta già con il pagamento della prima rata.
Questo dettaglio offre una finestra tattica: chi ha un contenzioso aperto può decidere di pagare la prima rata per congelare il processo e poi valutare, entro la scadenza successiva, se completare la rottamazione o proseguire la battaglia legale. Tuttavia, bisogna ricordare che saltare una rata sposta in avanti l’efficacia della tregua giudiziaria, poiché il pagamento successivo verrà “assorbito” dalla quota scaduta.



