I farmaci anti-obesità a base di GLP-1 — tra i più prescritti al mondo negli ultimi due anni — non producono gli stessi risultati in tutte le persone, e la genetica spiega almeno in parte il perché. Una ricerca pubblicata su Nature da ricercatori dell’azienda americana 23andMe ha identificato due varianti genetiche che influenzano rispettivamente l’entità della perdita di peso e la probabilità di sviluppare effetti collaterali come nausea e vomito.
Lo studio ha passato in rassegna i dati di quasi 28.000 persone che avevano utilizzato i servizi di test genetico diretti al consumatore offerti da 23andMe e che assumevano farmaci analoghi del recettore GLP-1 — la classe che include molecole come semaglutide e liraglutide, diventate celebri anche al di fuori degli ambienti medici per la loro efficacia nel trattamento dell’obesità.
I ricercatori hanno identificato una prima variante significativa nel gene del recettore GLP-1 (GLP1R rs10305420): le persone portatrici di questa specifica variante rispondevano meglio al trattamento, con una perdita di peso aggiuntiva di circa 760 grammi per ogni copia del gene posseduta. Un risultato che apre la strada a un possibile utilizzo del profilo genetico per selezionare i pazienti con maggiore probabilità di risposta.
La seconda variante individuata riguarda invece il gene del recettore del polipeptide inibitorio gastrico (GIPR rs1800437) e aumenta la probabilità di sviluppare nausea e vomito — tra gli effetti collaterali più comuni e spesso causa di abbandono della terapia — senza però influire sulla quantità di peso perso.
Farmaci GLP-1 e genetica: cosa spiega davvero le differenze di risposta
Oltre ai fattori genetici, lo studio ha evidenziato che alcuni profili demografici tendono a rispondere meglio ai farmaci anti-obesità. In particolare, i benefici maggiori si osservano nelle donne, nelle persone più giovani e nelle persone di origine europea, mentre i risultati risultano meno marcati nelle persone di etnia latina o africana — una differenza che solleva interrogativi rilevanti sull’equità nell’accesso e nell’efficacia dei trattamenti.
I fattori genetici e demografici insieme, secondo i dati dello studio, spiegano circa il 25% della variazione nelle risposte individuali ai farmaci GLP-1. Il restante 75% rimane ancora da indagare. Ruth J. F. Loos, del Novo Nordisk Foundation Center for Basic Metabolic Research presso l’Università di Copenaghen, ha commentato i risultati in un articolo pubblicato sulla stessa rivista: “Saranno necessari ulteriori studi per identificare i fattori che spiegano il restante 75%. Una comprensione più approfondita del motivo per cui alcuni individui perdono una quantità significativa di peso, mentre altri ne perdono molto meno, sarà fondamentale per personalizzare la terapia.”
Il contesto in cui si inserisce questa ricerca è quello di un mercato farmaceutico in rapida espansione. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2024 oltre 1 miliardo di persone nel mondo viveva con obesità. Le vendite globali dei farmaci GLP-1 hanno superato i 40 miliardi di dollari nel 2024, con proiezioni in costante crescita. La prospettiva di una medicina personalizzata basata sul profilo genetico del paziente potrebbe ridurre i fallimenti terapeutici e ottimizzare le risorse sanitarie, anche in sistemi come quello italiano che si trovano a valutare la rimborsabilità di questi farmaci.



