Mentre si avvicina la scadenza del 30 aprile 2026 per l’adesione alla nuova Rottamazione-Quinquies (Legge n. 199/2025), esplode la polemica su una vistosa disparità di trattamento contenuta nella norma. Se da un lato la nuova sanatoria estende il raggio d’azione ai carichi affidati alla riscossione fino al 31 dicembre 2023 e concede una dilazione record di 9 anni (54 rate), dall’altro sbarra la strada proprio a chi ha dimostrato maggiore senso civico.
Il paradosso dei “pagatori zelanti”
Il nodo della questione è l’esclusione dai nuovi benefici per chi è in regola con i versamenti della Rottamazione-Quater. Questi contribuenti sono attualmente costretti a sostenere rate molto più pesanti, poiché il vecchio piano prevedeva un ammortamento massimo di soli 5 anni.
Il paradosso è servito: chi ha onorato i propri impegni con enormi sacrifici resta incastrato in un piano breve e oneroso, mentre chi è decaduto per irregolarità o non ha mai pagato può ora “saltare sul treno” della Quinquies, godendo di una rateizzazione quasi doppia. Una dinamica che, di fatto, sembra premiare la morosità a discapito della correttezza.
Lo spettro dei rincari: Hormuz e i cicloni mettono in ginocchio il Sud
L’istanza per una modifica legislativa non è solo una questione di equità, ma una necessità dettata dalle emergenze geopolitiche e climatiche che stanno travolgendo il 2026:
- Crisi energetica: Il recente inasprimento del conflitto con l’Iran e la conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz stanno già provocando un’impennata dei prezzi di gas e petrolio. Questo si tradurrà inevitabilmente in bollette record e costi insostenibili per trasporti e generi alimentari.
- Emergenza climatica: Regioni come Sicilia, Calabria e Sardegna sono ancora alle prese con i danni devastanti degli ultimi cicloni, che hanno messo in ginocchio il tessuto produttivo locale.
In questo scenario, chiedere che i carichi della Quater possano essere “travasati” nella Quinquies — permettendo alle imprese di spalmare il debito in 9 anni — non è un favore, ma una misura di sopravvivenza.
Muro di gomma in Commissione
Nonostante il pressing, dal Ministero dell’Economia non arrivano segnali di apertura. Il Ministro Giorgetti mantiene una linea rigorista e tutti gli emendamenti proposti finora per correggere questa stortura sono stati bocciati in Commissione.
Resta l’amaro in bocca per una norma che, se non corretta in corsa, finirà per ignorare le difficoltà di chi ha provato, nonostante tutto, a restare in regola con lo Stato.




