La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) ha introdotto la Rottamazione-quinquies, un’opportunità di conciliazione tra Stato e contribuenti che promette un abbattimento totale di sanzioni e interessi. Tuttavia, dietro la flessibilità di un piano di rientro a lungo termine, si nascondono regole di permanenza “a tolleranza zero”.
Ecco tutto quello che c’è da sapere per non perdere i benefici e gestire correttamente le scadenze.
Perimetro d’azione: quali debiti sono “salvabili”?
La sanatoria non è un colpo di spugna generalizzato. Riguarda esclusivamente i carichi affidati all’Agente della Riscossione (AdER) entro il 31 dicembre 2023 e appartenenti a queste categorie:
- Controlli automatizzati: Somme derivanti da anomalie nelle dichiarazioni redditi e IVA (36-bis e 36-ter).
- Contributi INPS: Omissioni contributive, purché non originate da accertamenti ispettivi.
- Codice della Strada: Multe elevate da autorità statali (es. Prefetture).
Esclusioni eccellenti: Restano fuori IMU, TARI e accertamenti ordinari, a meno di specifiche delibere dei singoli Comuni.
Piano a 9 anni: la rivoluzione delle 54 rate
La novità più rilevante è la durata della dilazione: fino a 54 rate bimestrali di pari importo.
- Sostenibilità: Non esistono più le maxi-rate iniziali; ogni versamento sarà uguale agli altri.
- Soglia minima: Ogni rata deve essere di almeno 100 euro.
- Interessi: Si applica un tasso annuo del 3% a partire dalla seconda rata.
Il calendario 2026:
- 31 Luglio: Prima rata.
- 30 Settembre: Seconda rata.
- 30 Novembre: Terza rata.
Lo “scudo” del contribuente: gli effetti della domanda
Inoltrare l’istanza entro il 30 aprile 2026 produce benefici immediati:
- Sospensione esecuzioni: Blocco di nuovi fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti (salvo quelli in fase di incanto).
- Semaforo verde per il DURC: Il richiedente non è più considerato moroso, potendo così lavorare con la PA e sbloccare rimborsi fiscali (ex art. 48-bis).
- Congelamento vecchi piani: Le rateizzazioni precedenti si fermano fino alla scadenza di luglio.
La trappola della decadenza: tre errori da non commettere
Le norme sulla permanenza nella sanatoria sono estremamente rigide. Si perde ogni vantaggio se:
- Si omette il versamento dell’unica rata (per chi sceglie il saldo totale).
- Non si pagano due rate, anche se non consecutive.
- Si dimentica l’ultima rata del piano.
Il paradosso della 54ª rata: Pagare puntualmente per nove anni e saltare l’ultimo bollettino significa decadere integralmente. In tal caso, il debito torna “pieno” (con sanzioni e interessi ripristinati) e quanto già versato varrà solo come acconto.
Tolleranza zero sui ritardi
A differenza del passato, la disciplina attuale non fa menzione dei canonici “5 giorni di grazia”. Un ritardo anche di sole 24 ore rispetto alle date fissate (es. pagare il 1° agosto anziché il 31 luglio) può comportare l’esclusione automatica, la ripresa immediata dei pignoramenti e l’impossibilità di accedere a nuove rateizzazioni ordinarie.
Il “ripescaggio” dalle vecchie sanatorie
Chi è decaduto dalla Quater o da precedenti edizioni può tentare il rientro, ma con limiti temporali invalicabili:
- La decadenza dalla Quater deve essere avvenuta entro il 30 settembre 2026.
- Oltre questa data, il passaggio alla Quinquies è vietato, impedendo di saltare da una sanatoria all’altra all’infinito.




