La Rottamazione quinquies, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), si presenta come un’ancora di salvezza per chi vuole sanare i debiti esattoriali eliminando sanzioni e interessi. Tuttavia, dietro i vantaggi dello sconto, si nasconde un’insidia procedurale che sta allarmando esperti e contribuenti: il destino dei debiti in caso di decadenza dal piano.
Il nodo del contendere è la FAQ n. 15 pubblicata dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che sembra delineare uno scenario molto più severo di quanto emerga dalla lettura testuale della legge.
Le regole della decadenza: quando si perde il beneficio
Il meccanismo della sanatoria è rigido. Il diritto allo sconto decade se:
- Non viene versata la rata unica (o la prima del piano) entro il 31 luglio 2026.
- Risultano non pagate due rate (anche non consecutive).
- Non viene saldata l’ultima rata del piano.
- Il pagamento effettuato è insufficiente.
In questi casi, il “bonus” scompare: le sanzioni e gli interessi vengono ripristinati e l’Agenzia può riprendere immediatamente le azioni di recupero forzoso.
Il mistero della FAQ 15: addio alle rate ordinarie?
La vera criticità riguarda il “dopo”. Secondo la FAQ n. 15 dell’AdER, i debiti inseriti nella Rottamazione-quinquies, una volta intervenuta la decadenza, non sono più rateizzabili attraverso la procedura ordinaria (quella prevista dall’art. 19 del DPR 602/1973).
Si tratterebbe di una sanzione pesantissima: chi non riesce a sostenere il piano della rottamazione si troverebbe con le spalle al muro, obbligato a pagare tutto il debito residuo (maggiorato di sanzioni) in un’unica soluzione, senza alcuna possibilità di chiedere una nuova dilazione.
Il paradosso normativo: Legge vs Prassi
Il dubbio sollevato dai tributaristi riguarda la discrepanza tra le indicazioni dell’Agenzia e il testo della Legge 199/2025. Al comma 95, la norma primaria elenca gli effetti dell’inefficacia della definizione agevolata:
- Le somme già versate sono acquisite come acconto.
- Riprendono i termini di prescrizione e decadenza.
- Ripartono le azioni cautelari ed esecutive.
Manca però un divieto esplicito alla rateizzazione ordinaria. Se la legge non lo vieta chiaramente, può una FAQ (che è un atto di prassi e non una norma) introdurre una limitazione così grave ai diritti del contribuente?
Strategie e incertezze per i contribuenti
Per chi sceglie il piano lungo (fino a 54 rate bimestrali in nove anni, con interessi al 3%), il rischio è elevato. Un imprevisto economico tra qualche anno potrebbe trasformare la rottamazione da opportunità a condanna, se il blocco della rateizzazione ordinaria venisse confermato.
Ad oggi, la situazione resta ambigua. Il contribuente si trova di fronte a due strade:
- Aderire alla misura confidando in un futuro chiarimento normativo o in una correzione delle FAQ.
- Valutare con estrema prudenza il numero di rate, per evitare che un “inciampo” diventi un vicolo cieco definitivo.
Cosa serve ora: un intervento chiarificatore
Per sciogliere il dubbio della FAQ 15, è necessario un intervento ufficiale. Servirebbe una norma interpretativa o una nota dell’Amministrazione Finanziaria che spieghi su quale base giuridica si fondi il diniego alla rateizzazione ordinaria. Senza questo passaggio, la Rottamazione-quinquies rischia di nascere con un vizio di chiarezza che potrebbe scoraggiare proprio chi avrebbe più bisogno di regolarizzare la propria posizione.




