Esiste un momento in cui la politica dei condoni cede il passo a una gestione pragmatica del debito. Con l’introduzione della Rottamazione Quinquies nella Manovra 2026, il Fisco italiano non si limita a offrire una tregua passeggera, ma propone un vero e proprio “piano di rientro sostenibile”. Le indiscrezioni emerse dal MEF tra novembre e dicembre 2025 delineano un sistema che trasforma le vecchie pendenze in impegni finanziari compatibili con la vita reale.
Il raggio d’azione: ventitré anni di storia fiscale
La nuova definizione agevolata agisce su un orizzonte temporale vastissimo, coprendo i carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 fino al 31 dicembre 2023. L’obiettivo è duplice: permettere allo Stato di incassare somme altrimenti incagliate e dare ai cittadini la possibilità di “pulire” la propria posizione pagando esclusivamente la quota capitale.
Lo stralcio dei costi accessori: un taglio al 40%
Il vero beneficio economico risiede nell’abbattimento delle componenti che, negli anni, gonfiano artificialmente il debito. Aderendo alla Quinquies, scompaiono:
- Sanzioni tributarie e amministrative.
- Interessi di mora maturati.
- Aggi di riscossione.
Analisi economiche recenti suggeriscono che queste voci pesino per oltre il 40% del totale delle cartelle; eliminarle significa riportare il debito alla sua dimensione essenziale. Restano a carico del contribuente solo le spese di notifica e gli oneri per le procedure esecutive già avviate.
Il fattore tempo: la dilazione “decennale”
La novità che distanzia questa edizione dalle precedenti è la profondità della rateizzazione. Non siamo più di fronte a brevi dilazioni, ma a un percorso di 9 anni:
- 54 rate bimestrali a importo costante.
- Interesse agevolato al 3% (contro tassi di mercato ben più alti).
- Orizzonte temporale: avvio a luglio 2026 e chiusura a maggio 2035.
Questa struttura trasforma il debito in una sorta di “canone periodico”, permettendo alle famiglie e alle imprese di programmare i pagamenti senza prosciugare la liquidità corrente.
La spinta agli enti locali: Imu e Tari in gioco
La Manovra 2026 non guarda solo al Fisco centrale. Viene infatti offerta una “bussola” ai Comuni: gli enti locali avranno la facoltà di attivare rottamazioni autonome per i propri tributi (Imu, Tari, multe stradali). Sebbene non vi sia un automatismo nazionale, l’orientamento politico emerso all’inizio del 2026 suggerisce che molti amministratori locali utilizzeranno questo strumento per risanare i bilanci, stralciando le sanzioni e incassando finalmente i capitali mai versati.
Un sistema più credibile
L’operazione Quinquies viaggia in parallelo con lo stralcio automatico dei crediti inesigibili previsto per il 1° gennaio 2026. Lo Stato decide di “fare pulizia”: da una parte cancella i residui che esistono solo sulla carta, dall’altra offre condizioni eque per recuperare ciò che è effettivamente esigibile.
In conclusione, la Rottamazione Quinquies si presenta come un cambio di paradigma. Non è un regalo, ma un patto di lungo respiro che permette al contribuente di tornare in regola e allo Stato di recuperare crediti, chiudendo definitivamente una stagione di emergenza fiscale durata oltre vent’anni.




