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Che fine ha fatto il centro Covid 19 all'ospedale Paternò Arezzo di Ragusa?

Lo chiede il consigliere comunale Gianni Iurato

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Che fine ha fatto il centro Covid 19 all'ospedale Paternò Arezzo di Ragusa? Che fine ha fatto il centro Covid 19 all'ospedale Paternò Arezzo di Ragusa?

Ragusa - Da circa un mese l’attuale direttore generale dell’Asp di Ragusa, Angelo Aliquò, ha individuato, in alcuni locali dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa (in particolare nell’ex Ostetricia), il centro trattamento Covid-19 per tutta la provincia di Ragusa. Parte da questo presupposto l’interrogazione che il consigliere comunale di Ragusa Prossima, Gianni Iurato, ha presentato al sindaco e, per conoscenza, anche al manager, avente per oggetto l’attuale funzionamento della nuovissima struttura. “E’ superfluo dire – aggiunge Iurato nel documento – che la scelta fatta, oltre a trovare consenso in molti cittadini iblei, e nel sottoscritto, ha trovato soprattutto consenso nel mondo sanitario, proprio perché si ha la possibilità di usufruire alla bisogna di ampi locali e anche perché il centro Covid-19 si viene così a trovare geograficamente in una zona centrale della provincia di Ragusa.

A questi fattori oggettivi da salutare positivamente, si aggiunge il fatto che a ridosso dell’ospedale Paternò Arezzo si trova un eliporto attrezzato anche per il volo notturno (mai utilizzato e già oggetto di una mia precedente iniziativa ispettiva) che potrebbe rappresentare un sostegno logistico importante per il nuovo costituendo centro Covid-19”. Iurato, nell’interrogazione, chiede, però, di sapere a che punto sono i lavori di adeguamento strutturale del nuovo reparto al Paternò Arezzo. “Dovremmo anche comprendere – aggiunge – se le specifiche attrezzature di ventilazione artificiale, rianimazione, ecc., sono già nella disponibilità del centro in questione e se sono stati già individuati i percorsi protetti (ivi compresi eventuali esclusivi montacarichi, visto che il centro Covid-19 si trova al secondo piano) per garantire l’accoglienza di eventuali futuri ammalati, fino ad arrivare ai locali per la quarantena, zona grigia, ed ai locali di ricovero e a quelli in cui si arriva per le dimissioni”.

Iurato, poi, chiede di sapere “se è già stato individuato e formato tutto il personale sanitario (medico, infermieristico, tecnico, ausiliario, ecc.) che dovrà gestire il centro Covid-19. E, quindi, rivolge altre richieste all’indirizzo del sindaco e del manager. “Con quanti posti letto di rianimazione – chiede – sarà attrezzato il centro? Inoltre, vorrei capire se si è già in possesso dei fondamentali dispositivi di sicurezza individuale (in numero sufficiente) che dovranno essere assegnati in dotazione a tutto il personale sanitario e non. E, ancora, è utile conoscere se è già stata trasferita all’Asp di Ragusa la dotazione finanziaria necessaria, dalla Regione o dallo Stato, per approntare il centro e fra quanto tempo si ritiene che il nuovissimo reparto Covid-19 entri in funzione nella sua interezza e piena funzionalità”. Iurato invita il sindaco a incontrare con urgenza il direttore generale per avere notizie certe e dettagliate sull’andamento dei lavori e sul funzionamento del nuovissimo centro.

Potrebbe essere anche utile indire, scrive tra l’altro il consigliere nella sua interrogazione, una conferenza dei servizi attraverso cui coinvolgere i rappresentanti di altre specifiche istituzioni pubbliche competenti. “In questo preciso momento storico – aggiunge Iurato – è necessario organizzarci in maniera incisiva ed adeguata per non farci trovare impreparati in vista di una eventuale nuova fase di contagio. Tutti dobbiamo contribuire, nella diversità dei ruoli, affinché si sproni, si solleciti e si incoraggino gli uomini delle istituzioni sanitarie competenti a fare bene e sempre meglio. Tutto ciò alla luce di questa gravissima emergenza sanitaria che preoccupa sempre più e che però guarda ad una realtà del settore tecnicamente più attrezzata oltre a un personale adeguatamente formato e bastevole.

Soprattutto in ordine al trascorso periodo di emergenza che ha messo a nudo tragiche carenze a tutti i livelli e che, purtroppo, è costato vite umane tra i sanitari e gli ammalati”.

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