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Industria italiana bioplastiche, un altro anno con il segno più

101.000 tonnellate di manufatti compostabili prodotti e un fatturato di 745 milioni di euro

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Industria italiana bioplastiche, un altro anno con il segno più Industria italiana bioplastiche, un altro anno con il segno più

Roma, 19 giu. - - Cresce l'industria italiana delle bioplastiche che nel 2019 registra 2.645 addetti dedicati, 101.000 tonnellate di manufatti compostabili prodotti e un fatturato di 745 milioni di euro. Sono questi i dati contenuti nel VI rapporto annuale di Assobioplastich quest'anno realizzato nell'ambito del progetto europeo 'Bioplastics Europe H2020'. Nel 2019, in Italia, in base ai risultati dello studio effettuato da Plastic Consult, società indipendente che svolge studi e analisi di mercato nel settore delle materie plastiche, l'industria delle plastiche biodegradabili e compostabili è rappresentata da 275 aziende (+9,1%) suddivise in: produttori di chimica e intermedi di base (4), produttori e distributori di granuli (21), operatori di prima trasformazione (188) e operatori di seconda trasformazione (62).

La crescita del numero di imprese presenti nel settore è risultata costante negli ultimi anni, passando da 143 operatori del 2012 ai 275 del 2019. La regione con il maggior numero di imprese è la Lombardia, che vede la presenza di oltre 45 aziende che occupano poco più di 220 addetti dedicati, seguita da Veneto, Campania, Emilia Romagna, Puglia e Piemonte. La Campania, grazie alla parziale riconversione dell'industria del monouso, diventa nel 2019 la regione con il maggior numero di addetti dedicati, mentre le regioni con la maggiore intensità occupazionale si confermano Liguria e Umbria.I tassi di crescita sono evidenti per tutti i principali indicatori della filiera, dalla numerosità degli operatori di settore al fatturato settoriale. Fa eccezione il segmento dell'upstream (chimica di base e intermedi), in cui va registrata la scomparsa dell'operatore Bio-On. Anche il fatturato sviluppato dalla filiera è notevolmente cresciuto nel corso degli ultimi anni, passando da poco meno di 370 milioni di euro del 2012 ai 745 milioni di euro nel 2019, con una crescita media annua superiore al 10%.

Nel complesso il comparto ha aumentato il proprio valore di oltre l'85% rispetto ai primi anni di attività, nonostante la progressiva decrescita dei prezzi di vendita. Le ragioni di tale decrescita sono da individuare tanto nello sviluppo delle economie di scala del comparto che alla crescente competizione a tutti i livelli della filiera. Per quanto riguarda gli addetti dedicati, ovvero le persone che nelle aziende del comparto si occupano direttamente dei prodotti che entrano nella filiera delle plastiche compostabili, secondo lo studio Plastic Consult sono pressochè raddoppiati, passando dalle 1.280 unità del 2012 alle 2.650 del 2019. I volumi complessivi dei manufatti prodotti dall'industria hanno superato per la prima volta le 100.000 tonnellate.

Secondo lo studio Plastic Consult, nel 2019 l'aumento dei volumi è risultato superiore al +14% rispetto all'anno precedente e il tasso di crescita media annua nell'arco di temporale 2011-2019 è prossimo al 12%. Tutti i principali settori applicativi hanno messo a segno numeri positivi: dagli ultraleggeri agli articoli monouso, dagli shopper ai sacchetti dell'umido, dal film agricolo agli altri film per imballaggio alle capsule del caffè e alle numerose applicazioni in via di sviluppo. In particolare: gli shopper hanno superato le 56.000 tonnellate (+4,2% sul 2018) nonostante la permanenza sul mercato di sacchetti illegali; le restanti applicazioni in film hanno proseguito il trend di crescita, mettendo a segno un +18%. Più specificamente: i sacchetti ultraleggeri si stanno avvicinando alle 20.000 tonnellate; il film per agricoltura ha superato le 2.000 tonnellate; il film per imballaggio alimentare ha registrato una crescita del 67% mentre il non food è attestato ad un +30%; più che raddoppiati i volumi per gli articoli monouso, in aumento del +120%.

La forte attenzione per la sostenibilità ambientale ha spinto la domanda di soluzioni per il foodservice riciclabili con la frazione organica dei rifiuti come alternativa a quelle usa e getta in plastica tradizionale. Si tratta di una domanda sostitutiva e non incrementale tanto che, secondo le prime stime dell'Osservatorio di Assobioplastiche, nel 2019 il mercato delle stoviglie monouso avrebbe registrato una decrescita complessiva intorno al 10%, pur in assenza di normative specifiche; positivo anche il comparto dei sacchetti per l'umido (+4,5% circa), grazie al potenziamento delle esportazioni e all'ulteriore incremento della raccolta differenziata dell'umido a livello europeo.

“Un comparto in ottima salute, confermata da una crescita costante e consecutiva nell'arco di un decennio, non solo in quantità ma anche in qualità, come dimostrano le nuove, innovative applicazioni che iniziano ad entrare nel mercato grazie al consolidamento della raccolta della frazione organica”, ha dichiarato Marco Versari, presidente di Assobioplastiche. “Possiamo affermare senza alcun dubbio che la filiera dei biopolimeri compostabili ha tutte le carte in regola per contribuire al rilancio dell'economia italiana dopo la pandemia: è integrata a monte e a valle in una logica di interconnessioni sistemiche, fa dell'innovazione la sua cifra distintiva e guarda al dividendo non solo economico ma anche sociale e ambientale. Con la declinazione del Green New Deal e il completamento dei quadri regolamentari relativi alla raccolta del rifiuto organico e alle soluzioni monouso siamo fiduciosi che la nostra industria potrà fare la sua parte per la crescita del Paese”, ha concluso Versari.

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