L’Assegno di inclusione in Sicilia si conferma il pilastro delle politiche di contrasto alla povertà, con numeri che evidenziano una realtà sociale complessa e in forte espansione. Secondo il recente report pubblicato dall’Inps, nel periodo compreso tra gennaio 2024 e dicembre 2025, le famiglie siciliane che hanno percepito almeno una mensilità della misura sono state 187.323. Questo dato si traduce in un coinvolgimento diretto di 494.256 persone, collocando l’Isola ai vertici nazionali per incidenza di beneficiari.
La transizione dal vecchio Reddito di Cittadinanza all’attuale sistema di sussidi avviene in un contesto economico regionale storicamente segnato da tassi di disoccupazione strutturale elevati. In Sicilia, il divario tra le aree costiere a vocazione turistica e l’entroterra agricolo riflette spesso la distribuzione dei beneficiari: i grandi centri urbani come Palermo e Catania assorbono la quota maggiore di risorse, ma è nelle province con minore densità industriale che l’incidenza familiare risulta più impattante. Il rafforzamento degli aiuti registrato nell’ultimo anno solare evidenzia come la rete di protezione sociale sia diventata fondamentale per mitigare gli effetti dell’inflazione sui nuclei più fragili, specialmente in una regione dove il costo del paniere alimentare incide pesantemente sui redditi bassi.
Analisi del sostegno economico e delle soglie Isee
Il confronto tra gli ultimi due anni solari mostra un incremento netto della platea: nel 2024 le famiglie beneficiarie erano 156.204, mentre l’anno successivo il numero è salito di oltre 30 mila unità. Parallelamente, è aumentato anche il valore del contributo, con un importo medio mensile passato da 643 euro a circa 716 euro. Questa variazione positiva è riconducibile in parte alle modifiche normative introdotte nel 2025, che hanno visto l’innalzamento della soglia Isee a 10.140 euro, permettendo a una fascia più ampia di cittadini di accedere al beneficio.
Oltre all’assegno di inclusione destinato a nuclei con minori, anziani o disabili, ha registrato una crescita esponenziale il Supporto per la formazione e il lavoro. In Sicilia, i destinatari di questa misura — rivolta a individui tra i 18 e i 59 anni — sono passati dai 23.663 del 2024 ai 37.779 del 2025, segnando un incremento vicino al 60%. Il contributo mensile per chi partecipa a corsi e tirocini è stato inoltre portato da 350 a 500 euro, rendendo lo strumento più incisivo nel percorso verso l’attivazione lavorativa.
Divari geografici e sfide per l’inclusione lavorativa
Il Mezzogiorno continua a concentrare oltre i due terzi dei nuclei beneficiari a livello nazionale, riflettendo le disparità sociali croniche del Paese. In Sicilia, la dimensione media dei nuclei familiari, superiore alla media del Nord, incide direttamente sugli importi erogati e sulla capacità di accesso alle misure. La sfida principale per il 2026 resta quella di trasformare il sussidio economico in una reale autonomia finanziaria, riducendo la dipendenza dal supporto pubblico attraverso l’inserimento stabile nel mercato del lavoro.
Dietro la fredda statistica dei 494.256 cittadini assistiti emerge una fragilità che non è solo economica, ma spesso legata a situazioni di svantaggio sociale certificate. Se da un lato l’efficacia dello Stato nell’intercettare il bisogno è migliorata, dall’altro l’alto numero di persone coinvolte conferma che il passaggio dagli aiuti all’autonomia resta la chiave di volta per il futuro dell’Isola. Il monitoraggio dei prossimi mesi sarà decisivo per verificare quanto l’aumento dell’attivazione formativa si tradurrà in effettiva occupazione per le decine di migliaia di siciliani attualmente in cerca di ricollocamento.




