Il governo Meloni sta lavorando a un disegno di legge per impedire l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. La bozza della normativa, discussa dai ministri Valditara e Roccella, punta a innalzare l’attuale soglia di 13 anni per proteggere i giovanissimi. Oltre alle piattaforme social, il testo include anche i siti di condivisione video, estendendo il controllo a servizi come YouTube e WhatsApp. Questa iniziativa segue l’esempio dell’Australia, che ha recentemente vietato l’accesso ai social ai minori di 16 anni per motivi di sicurezza.
Casi di cronaca e fandom violenti: perché il governo interviene ora
La spinta verso nuove norme sull’accesso ai social network ai minori di 15 anni nasce da gravi episodi recenti. A Trescore Balneario, un tredicenne ha accoltellato una professoressa trasmettendo l’aggressione in diretta su Telegram. Pochi giorni dopo, a Perugia, le forze dell’ordine hanno arrestato un diciassettenne che progettava una strage a scuola. Entrambi i ragazzi frequentavano comunità virtuali violente e gruppi “True Crime” che alimentano l’emulazione di reati attraverso internet. Tuttavia, l’efficacia dei nuovi divieti dipenderà dalla capacità tecnica di verificare realmente l’età degli utenti sulle piattaforme.
Dai siti pornografici ai social: il sistema di blocco dell’AgCom
Il protocollo per limitare l’ingresso dei ragazzi nel mondo digitale ricalca quanto già attuato per la pornografia online. Nelle ultime settimane, l’AgCom ha ordinato la chiusura dei primi siti che non applicano filtri rigorosi per i minori. Circa 50 portali sono sotto osservazione e il provvedimento colpirà presto anche colossi internazionali come YouPorn e Pornhub. Quindi, il governo intende estendere questo modello di “age verification” anche per l’accesso ai social network ai minori di 15 anni. Per approfondire le implicazioni legali, è possibile consultare il portale dell’ AgCom



