Importanti novità attendono le famiglie italiane per l’accesso al bonus asilo nido 2026, il contributo erogato dall’INPS per abbattere le rette delle strutture pubbliche e private. Da quest’anno, la procedura si snellisce drasticamente: la domanda diventa unica e non dovrà più essere rinnovata annualmente, restando valida fino ai tre anni del bambino. Inoltre, entra in vigore un nuovo sistema di calcolo che esclude l’Assegno Unico dall’ISEE, permettendo potenzialmente a molti nuclei familiari di scalare verso rimborsi più consistenti, fino a un massimo di 3.600 euro.
Le nuove regole per l’ISEE e gli importi
La riforma del bonus asilo nido 2026 introduce l’”ISEE per specifiche prestazioni familiari”, un indicatore che sottrae automaticamente le somme percepite tramite l’Assegno Unico Universale (AUU). Grazie a questo meccanismo interno all’INPS, l’indicatore utile può risultare più basso dell’ISEE ordinario. Ad esempio, una famiglia con un ISEE di 41.000 euro potrebbe scendere alla soglia dei 40.000 euro, accedendo così alla fascia di rimborso massima. In caso di omissioni o dati difformi nella dichiarazione, l’Istituto erogherà comunque la cifra minima di 1.500 euro, ricalcolando la differenza solo dopo la regolarizzazione.
Chi può richiedere il contributo
Il beneficio spetta ai genitori di bambini tra 0 e 3 anni iscritti a nidi, micronidi, sezioni primavera o spazi gioco autorizzati. In alternativa, per i piccoli affetti da gravi patologie croniche che impediscono la frequenza, è possibile richiedere il supporto per l’assistenza domiciliare. Il richiedente deve essere residente in Italia e possedere la cittadinanza italiana, comunitaria o un regolare permesso di soggiorno. Ricordiamo che il bonus non è cumulabile con le detrazioni fiscali per la frequenza del nido né con il contributo domiciliare nello stesso anno solare.
Guida alla presentazione della domanda
Per ottenere il bonus asilo nido 2026, i genitori possono agire in autonomia sul portale dell’Istituto Nazionale Previdenza Sociale. È possibile accedere tramite SPID, CIE o CNS, oppure rivolgersi ai patronati. Una volta registrata la pratica, basterà aggiornare mensilmente le ricevute di pagamento senza dover ripetere l’intera istruttoria ogni anno. I giustificativi di spesa relativi all’anno precedente devono essere caricati entro il 30 aprile dell’anno successivo. Per monitorare lo stato della propria pratica, si consiglia di consultare il sito ufficiale dell’ INPS




