La cataratta rappresenta una delle principali cause di riduzione visiva nel mondo, legata all’opacizzazione del cristallino, la lente naturale dell’occhio deputata alla messa a fuoco. Quando questa struttura perde la sua trasparenza, l’unica soluzione risolutiva è la via chirurgica: la sostituzione del tessuto opaco con una lente artificiale biocompatibile, definita IOL (Intra Ocular Lens).
Grazie alle moderne tecnologie, l’intervento è oggi una procedura mini-invasiva della durata media di appena 10 minuti.
Le metodiche chirurgiche: Laser o Ultrasuoni?
Oggi il chirurgo dispone di due strade principali per rimuovere la cataratta, entrambe basate su una micro-incisione corneale di circa 2 millimetri, protetta dall’uso di sostanze viscoelastiche.
- Facoemulsificazione (Ultrasuoni): È lo standard globale. Un manipolo a ultrasuoni frammenta ed aspira il cristallino. Le macchine di ultima generazione sono estremamente sicure, poiché mantengono costante la pressione intraoculare (fondamentale per i pazienti affetti da glaucoma) e riducono al minimo l’energia termica, evitando infiammazioni post-operatorie.
- Femto-Cataratta (Laser a Femtosecondi): Introdotto nel 2012, il laser automatizza fasi critiche come l’apertura della capsula (capsuloressi) e la frammentazione iniziale del nucleo. È particolarmente indicato in casi complessi, come la cornea guttata, o quando si vuole correggere contestualmente l’astigmatismo con estrema precisione.
Lenti Premium: non solo una sostituzione
La scelta della lente intraoculare determina la qualità della vita post-operatoria. Le moderne IOL Premium permettono di correggere, oltre alla cataratta, anche i preesistenti difetti refrattivi:
- Miopia e Ipermetropia;
- Astigmatismo;
- Presbiopia (permettendo di abbandonare gli occhiali da lettura). In alcuni casi selezionati, queste lenti possono migliorare le performance visive anche in pazienti con patologie retiniche come la maculopatia.
Protocolli di Anestesia
La chirurgia moderna punta al massimo comfort del paziente:
- Topica: Semplici gocce di collirio. È la più usata, permette una visione immediata e non richiede bende, ma solo occhiali protettivi.
- Loco-regionale (Peribulbare): Un’iniezione vicino all’occhio che ne blocca movimento e sensibilità. Ideale per pazienti molto ansiosi o interventi particolarmente lunghi.
- Generale: Riservata esclusivamente a casi di non collaborazione o grave claustrofobia.
Post-operatorio: cosa aspettarsi e come comportarsi
Il recupero è sorprendentemente veloce: molti pazienti riprendono a leggere o guidare già 24-48 ore dopo l’intervento. Tuttavia, la prudenza è d’obbligo per prevenire l’unica vera complicanza temuta: l’infezione (endoftalmite).
Regole d’oro per la convalescenza:
- Igiene: Non toccare mai l’occhio e seguire scrupolosamente la terapia antibiotica in gocce.
- Protezione: Indossare la conchiglia protettiva durante il sonno per la prima settimana.
- Ambiente: Evitare luoghi polverosi, mezzi pubblici affollati e il contatto diretto con animali per i primi giorni.
- Sport: Camminate e bicicletta sono permesse dopo 7 giorni; sport più intensi o nuoto richiedono l’attesa di un mese.
Nota di merito: La tecnica della facoemulsificazione fu ispirata al Dr. Kelman osservando gli ultrasuoni usati dai dentisti per l’igiene orale. Oggi, centri d’eccellenza come il Wills Eye Hospital di Philadelphia continuano a perfezionare questi protocolli per rendere la chirurgia oculistica sempre più sicura e predittiva.




