Il governo sta definendo i dettagli del Decreto Primo maggio, un pacchetto di norme dedicato al mercato occupazionale che punta a rendere strutturali gli sgravi per le assunzioni e a introdurre misure specifiche per i lavoratori delle piattaforme digitali. Il provvedimento, che dovrebbe ricevere il via libera ufficiale durante il Consiglio dei Ministri previsto per la Festa dei lavoratori, mira a sostenere l’occupazione giovanile e femminile attraverso il rafforzamento delle agevolazioni contributive già sperimentate nell’ultimo anno.
L’attuale contesto del mercato del lavoro in Italia evidenzia segnali contrastanti. Se da un lato l’occupazione ha raggiunto livelli record nel corso del 2023, superando la soglia dei 23,6 milioni di occupati, dall’altro persiste un divario di genere significativo: il tasso di occupazione femminile si attesta intorno al 52%, circa 14 punti percentuali sotto la media dell’Unione Europea. Allo stesso modo, la disoccupazione giovanile rimane una piaga strutturale, con circa un milione di “Neet” (giovani che non studiano e non lavorano) tra i 15 e i 29 anni, rendendo necessari interventi non più temporanei ma di lungo respiro per stabilizzare i contratti a tempo indeterminato.
Bonus giovani e donne: le direttrici del Decreto Primo maggio
Il fulcro della manovra riguarda la stabilizzazione del bonus per le assunzioni degli under 35. Attualmente la misura, rinnovata dal decreto Milleproroghe, garantisce uno sgravio contributivo totale (100%) in caso di incremento occupazionale netto, con un massimale di 500 euro mensili che sale a 650 euro nelle regioni del Mezzogiorno come Sicilia, Puglia e Campania. Senza un nuovo intervento, l’agevolazione cesserebbe il 30 aprile; il decreto punta a dare continuità a questo incentivo per abbattere il costo del lavoro per chi non ha mai avuto un contratto a tempo indeterminato.
In parallelo, l’esecutivo intende rafforzare la partecipazione delle donne al mondo del lavoro. Durante l’incontro tra la premier Giorgia Meloni e la ministra Marina Calderone, è emersa la volontà di procedere verso l’allineamento ai parametri europei. Il provvedimento ha l’obiettivo di incentivare l’occupazione e “combattere il lavoro povero”, affrontando anche la questione dei rider, spesso retribuiti con tariffe comprese tra i 2 e i 4 euro a consegna. Per queste categorie, finite al centro di indagini giudiziarie per lo sfruttamento, potrebbero arrivare tutele minime garantite.
Contrasto al lavoro povero e adeguamento salariale
Un’altra novità rilevante contenuta nelle bozze riguarda la cosiddetta indennità di vacanza contrattuale. Per accelerare i rinnovi dei Ccnl, la bozza stabilisce che, decorsi sei mesi dalla scadenza del contratto e in assenza di accordo, ai lavoratori venga corrisposta una indennità pari al 30% del tasso di inflazione programmato, cifra che raddoppia al 60% dopo un anno. Questa misura servirebbe a tutelare il potere d’acquisto dei salari in attesa delle nuove intese tra le parti sociali.
Il governo valuta inoltre la messa a regime della detassazione dei premi di produzione e del lavoro notturno, oltre all’esenzione fiscale per i fringe benefit. Tuttavia, resta aperto il nodo delle coperture finanziarie, stimabili in diversi miliardi di euro. Una parte delle risorse potrebbe essere destinata a “rafforzare le politiche per il lavoro e a contrastare il fenomeno del lavoro povero”, attraverso un’analisi tecnica che pesi i benefici degli incentivi rispetto alla tenuta dei conti pubblici in vista della prossima Manovra di bilancio.



