Il sistema di soccorso siciliano finisce al centro di un dibattito istituzionale che punta a ridefinire i rapporti tra la Regione e le autorità locali. L’assessore del Comune di Ragusa, Andrea Distefano, ha promosso un’interrogazione parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana per denunciare la mancata comunicazione ai primi cittadini in caso di interruzione temporanea del servizio 118. L’atto, sottoscritto dai deputati di Sud Chiama Nord, chiede la creazione di un protocollo d’intesa che obblighi la Seus e le centrali operative a informare immediatamente i sindaci qualora un’ambulanza venga posta fuori servizio.
L’iniziativa legislativa mira a sanare situazioni di incertezza operativa che potrebbero compromettere la sicurezza dei cittadini. Il ruolo del sindaco, infatti, non è solo politico ma investe responsabilità dirette nella gestione della salute pubblica e della protezione civile. Attualmente, la sospensione di un presidio di emergenza per guasti tecnici, carenza di personale o turnazioni non prevede un flusso informativo automatico verso l’amministrazione comunale interessata, lasciando i territori scoperti senza che le autorità locali ne abbiano contezza ufficiale.
Comunicazione e responsabilità nelle ambulanze del 118
Secondo i promotori dell’interrogazione, la trasparenza è l’elemento chiave per migliorare l’efficienza del soccorso. «Il servizio 118 rappresenta un presidio fondamentale per la tutela della salute pubblica», dichiara Andrea Distefano. «Tuttavia, si registrano situazioni in cui ambulanze vengono temporaneamente poste fuori servizio senza che i sindaci dei territori interessati ne siano informati in maniera tempestiva e ufficiale». Questa mancanza di coordinamento impedisce ai Comuni di attivare eventuali misure di supporto o di informare correttamente la popolazione.
La posizione dei sindaci come autorità sanitarie locali impone una conoscenza puntuale dello stato dei servizi essenziali. «Non possono essere messi nella condizione di apprendere eventuali criticità del sistema solo indirettamente. È necessario garantire un flusso informativo chiaro, immediato e tracciabile», prosegue Distefano. L’obiettivo è permettere ai primi cittadini di «coordinare azioni di emergenza anche con il sistema comunale di protezione civile», evitando che il territorio resti sguarnito di presidi medici senza una pianificazione alternativa.
Il sistema 118 in Sicilia: dati e criticità regionali
La gestione dell’emergenza-urgenza in Sicilia, affidata alla Seus (Sicilia Emergenza Urgenza Sanitaria), deve fare i conti con un parco mezzi e una dotazione organica costantemente sotto pressione. In base alle ultime relazioni regionali, la Sicilia dispone di oltre 250 ambulanze, ma la carenza di medici e infermieri specializzati porta spesso alla trasformazione di mezzi di soccorso avanzato (MSA) in mezzi di soccorso base (MSB), ovvero senza medico a bordo. Nel ragusano, le criticità legate alle distanze geografiche e alla morfologia del territorio rendono ogni singolo “fermo macchina” un potenziale rischio per i tempi di intervento, che dovrebbero attestarsi entro gli 8 minuti in area urbana e i 20 minuti in area extraurbana, secondo gli standard del Ministero della Salute.
Questa fragilità strutturale rende indispensabile un raccordo informativo costante. Sulla questione interviene anche Lina Bonafede, coordinatrice cittadina di Sud Chiama Nord Ragusa: «I Sindaci devono essere messi nelle condizioni di operare con piena consapevolezza, soprattutto quando si tratta di servizi essenziali come il 118. È necessario rafforzare il rapporto tra Regione e Comuni, garantendo trasparenza, tempestività e collaborazione istituzionale nell’interesse esclusivo dei cittadini». La proposta punta a strumenti digitali che inviino avvisi automatici alle autorità locali non appena scatta il codice di fuori servizio per un’ambulanza.
Il rafforzamento del coordinamento tra la Regione e i Comuni è visto come una proposta costruttiva e non polemica. Come sottolineato da Distefano, «serve un protocollo regionale che preveda comunicazioni automatiche ai sindaci, anche attraverso strumenti digitali».



