Il provvedimento passa a Palazzo Madama con 102 sì. Tra le novità il bonus da 115 euro, lo stop al telemarketing selvaggio e lo slittamento per le centrali a carbone.
Il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva il dl Bollette, confermando la fiducia al governo con 102 voti favorevoli, 64 contrari e 2 astenuti. Il testo, già licenziato dalla Camera, diventa ufficialmente legge dello Stato, introducendo una serie di misure urgenti per contrastare il caro energia che sta colpendo famiglie e imprese, sebbene il dibattito parlamentare sia stato fortemente condizionato dalle nuove tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
L’intervento legislativo punta a proteggere i soggetti più vulnerabili e a sostenere il tessuto produttivo, in particolare le Pmi energivore. La struttura del decreto riflette la necessità di bilanciare il sostegno immediato al reddito con una visione di medio periodo sulla transizione energetica, nonostante le critiche delle opposizioni e delle associazioni dei consumatori che giudicano le tempistiche non più allineate alle repentine impennate dei mercati internazionali.
Bonus energia e novità per il fotovoltaico nel decreto
Il pilastro sociale della manovra è il Bonus bollette 2026, un contributo straordinario di 115 euro destinato alle famiglie con un Isee entro i 25mila euro. Questa misura si inserisce in un quadro di protezione sociale volto a mitigare l’impatto dei costi elettrici sui bilanci domestici. Parallelamente, il decreto interviene sulle utenze non domestiche attraverso una rimodulazione degli incentivi del Conto energia per gli impianti fotovoltaici superiori ai 20 kW.
I proprietari di tali impianti potranno scegliere una riduzione dei premi tariffari del 15% o 30% per il biennio 2026-2027, ottenendo in cambio un’estensione del periodo di convenzione rispettivamente di tre o sei mesi. Per le piccole e medie imprese, inoltre, viene introdotto un pacchetto di agevolazioni volto a incentivare i contratti a lungo termine per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili, cercando di stabilizzare i costi operativi nel lungo periodo.
Carbone e telemarketing: le scadenze e i divieti
Uno dei punti più discussi riguarda il settore energetico pesante: l’operatività delle centrali a carbone cesserà entro il 31 dicembre 2038. Si tratta di una proroga significativa di 13 anni rispetto alle precedenti scadenze fissate dal Pniec, che prevedeva la chiusura entro il 2025. Una decisione che riflette le attuali preoccupazioni sulla sicurezza degli approvvigionamenti nazionali. Sul fronte della tutela dei consumatori, invece, viene finalmente sancito il divieto di telemarketing per la stipula di contratti di gas e luce, una piaga che ha generato innumerevoli contenziosi negli ultimi anni.
Sotto il profilo tecnico, l’Arera avrà il compito di disciplinare i rimborsi ai produttori termoelettrici per i prelievi di gas naturale, previa autorizzazione della Commissione europea. Questa misura mira a massimizzare i benefici per i consumatori finali, cercando di contenere i prezzi attraverso una gestione più efficiente della produzione immessa in rete.
Nonostante l’approvazione, il mondo dei consumatori resta scettico. Per il Codacons, la struttura del provvedimento «risulta superata e non più attuale» a causa dei recenti aumenti tariffari, mentre l’Unione Nazionale Consumatori, pur lodando lo stop ai call center, definisce «molto deludente» il fronte dei sostegni economici.
In un contesto dove la povertà energetica in Italia colpisce circa l’8% delle famiglie, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale, misure come queste appaiono come un primo passo necessario ma non esaustivo. Per il testo integrale della legge e le circolari applicative, si rimanda alla Gazzetta Ufficiale.



