Modica – Ne eravamo quasi certi, che la proposta di un consiglio comunale aperto sullo spopolamento del centro storico di Modica sarebbe diventata il perno fondamentale per una discussione franca e aperto sulla questione. Proposta lanciata da Piera Ficili del Mondadori Bookstore Modica, che l’aveva formalizzata in una lettera aperta rivolta alla sindaca Monisteri e alla presidente del consiglio comunale Minardo, usando, ci piace ricordarlo e ripeterlo, un linguaggio sommesso e un atteggiamento non accusatorio e recriminatorio ma di piena disponibilità ad avanzare proposte e ad ascoltare possibili soluzioni. Proposta che ha subito destata attenzione e riscosso condivisioni.
Tra i primi ad intervenire, Vito D’Antona di Sinistra Italiana che scrive: “Da qualche mese si susseguono prese di posizione e riflessioni di associazioni, operatori economici, forze politiche e singoli cittadini sulla condizione di costante spopolamento del centro storico.
Il centro storico di Modica Bassa e quello di Modica Alta sono irriconoscibili; sempre più saracinesche abbassate, locali chiusi, vetrine spente e strade vuote vanno prendendo il sopravvento.
Recentemente l’iniziativa degli operatori economici di Via Vittorio Veneto, i quali hanno voluto incontrarsi per riaffermare la loro volontà di rimanere nel centro storico, e la lettera aperta al Sindaco e al Presidente del Consiglio Comunale di una operatrice commerciale di Corso Umberto, finalizzata a chiedere una specifica riunione di Consiglio Comunale in seduta aperta sulla questione, rappresentano messaggi positivi che occorre cogliere al fine di consentire un percorso partecipato di ascolto degli operatori economici e di cominciare a definire iniziative rivolte ad invertire la tendenza all’abbandono del centro storico.
Occorre assumere la rigenerazione del centro storico come una emergenza da affrontare con iniziative e proposte immediate e condivise: concedere incentivi a chi vuole risiedere o aprire una attività nel centro storico, prevedere sgravi fiscali, affittare tutti i locali di proprietà comunale non utilizzati, possono essere dei punti di partenza di un programma da costruire assieme agli operatori, alle loro associazioni e ai cittadini.
Il Consiglio Comunale in seduta aperta può essere un primo passo, che condividiamo”. (da.di.)
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