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Home » Trasporto a chiamata e mobilità-diritto del futuro: da Ragusa il modello per le aree interne

Trasporto a chiamata e mobilità-diritto del futuro: da Ragusa il modello per le aree interne

Serve un nuovo sistema più flessibile e plurale

Redazione by Redazione
8 Marzo 2026 - Aggiornato alle ore 18:47 -
in Attualità
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Trasporto a chiamata e mobilità-diritto del futuro: da Ragusa il modello per le aree interne

Trasporto a chiamata e mobilità-diritto del futuro: da Ragusa il modello per le aree interne

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RAGUSA – La mobilità non è solo una questione di trasporti, ma anche di diritti, inclusione e sviluppo dei territori. È questo il messaggio emerso dal convegno nazionale “Ridurre la povertà dei trasporti: strategia nazionale e contesti territoriali”, che si è svolto all’auditorium San Vincenzo Ferreri di Ragusa Ibla riunendo rappresentanti delle istituzioni, esperti, università e operatori del settore.

Al centro del confronto il tema della “transport poverty”, ovvero la difficoltà o impossibilità per molte persone di spostarsi per lavorare, studiare o accedere ai servizi essenziali, una condizione che riguarda soprattutto le aree interne e i territori a domanda debole. La mobilità come diritto, ha esordito in apertura Barbara Sarnari vicepresidente di Svi.Med., ente capofila del progetto Pulmì e tra i promotori del convegno nazionale, secondo cui la mobilità deve essere affrontata non solo dal punto di vista economico ma anche sotto l’aspetto sociale. “Ridurre la povertà dei trasporti è un processo complesso che richiede un cambiamento su più livelli: culturale, normativo ed economico. Non basta introdurre nuovi servizi, bisogna anche modificare le abitudini e integrare questi modelli più flessibili all’interno del sistema del trasporto pubblico locale e delle normative regionali. Nelle aree interne spesso l’unico collegamento garantito è quello per la scuola. Tutto il resto, lavoro, sport, socialità, resta scoperto. Ma la mobilità è un diritto: non può dipendere dal fatto di vivere in una grande città o in un piccolo Comune montano. Più un servizio viene utilizzato, più diventa sostenibile, anche grazie al supporto dei fondi pubblici. Ma stiamo parlando di un paradigma nuovo, e per questo servono tempo e soprattutto amministrazioni e istituzioni coraggiose che credano nel cambiamento. L’obiettivo è costruire un sistema stabile, replicabile e realmente al servizio delle comunità”.

E per questo obiettivo è necessario poter incrementare l’offerta su più fronti. “Serve offrire ai cittadini un vero ventaglio di soluzioni di mobilità – ha spiegato Raimondo Orsini, direttore della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – Il trasporto pubblico locale, la sharing mobility, i servizi a chiamata, i taxi e il noleggio con conducente devono essere parti di un unico sistema integrato, che il cittadino possa utilizzare facilmente. Pubblico e privato possono collaborare per garantire questo diritto, soprattutto alle persone più vulnerabili”. Un tema che riguarda anche la dimensione sociale della mobilità, come ha evidenziato Giada Maio, responsabile Energia e qualità dell’aria di Anci: “Non parliamo solo di povertà dei trasporti, ma anche di povertà degli utenti. Molte persone non hanno accesso ai servizi di mobilità o non possono permetterseli, e questo crea nuove forme di disuguaglianza”. Uno degli elementi più significativi emersi durante il convegno riguarda la situazione del trasporto pubblico nei capoluoghi italiani di dimensioni simili a Ragusa. Secondo i dati Istat 2023, illustrati da Massimo Ciuffini del Transport Poverty Lab e dell’Osservatorio Sharing Mobility, il divario è evidente. La media italiana è di circa 8 autobus ogni mille abitanti, mentre a Ragusa il dato era sceso a 1,2, tra i più bassi d’Italia. Per confronto, Pavia registra 12 autobus ogni mille abitanti, Grosseto 3,5 e Caltanissetta 1,7. Anche la capacità di trasporto pubblico evidenzia un forte squilibrio: a Ragusa si attesta a circa 195 posti chilometro per abitanti, contro una media nazionale di 4.600.

“Questo significa che Ragusa è stato uno dei capoluoghi italiani con l’offerta di trasporto pubblico locale più bassa – ha sottolineato Ciuffini anche se, come emerso dal dibattito, la situazione è già cambiata con le nuove modalità di servizio e la predisposizione del nuovo Pums – Spesso i bandi finanziano l’acquisto dei mezzi, ma non coprono i costi di gestione, che negli ultimi anni sono cresciuti molto. È uno dei nodi principali da affrontare”. Un tema ripreso anche dalla presidente del Libero Consorzio comunale di Ragusa, Maria Rita Schembari, che ha evidenziato le difficoltà strutturali del territorio: “Abbiamo il porto di Pozzallo, quello turistico di Marina di Ragusa e l’aeroporto di Comiso, attivo dal 2013. Eppure non si è mai creato un vero sistema di trasporto pubblico che permetta a queste infrastrutture di funzionare davvero. L’aeroporto sopravvive grazie ai fondi della continuità territoriale, ma restano grandi problemi di collegamento anche tra le province, oltre che tra Comuni della stessa provincia”. E in questo senso, come spiegato da Michelangelo Giansiracusa, presidente del Libero Consorzio di Siracusa, “diventa necessario fare sinergia tra territori per poter rispondere al meglio alle esigenze locali. Immaginiamo una mobilità che vada oltre i confini territoriali e che abbracci il Sud Est”. Caso studio del convegno nazionale è stato anche il progetto Pulmì, il primo servizio di trasporto collettivo a chiamata attivato in Sicilia, promosso da Svi.Med., Fondazione San Giovanni Battista e L’Argent Aps con il sostegno della Fondazione con il Sud, sperimentato nei Comuni di Ragusa, Chiaramonte Gulfi, Giarratana e Monterosso Almo. Finirà a fine marzo ma l’obiettivo è arrivare almeno fino a giugno e guardare al futuro come modello da cui ripartire con il supporto degli enti locali.

In tal senso c’è già un primo supporto annunciato dal Libero Consorzio comunale di Ragusa ma sarà necessario l’intervento dell’Assessorato regionale ai Trasporti per completare le somme necessarie oltre l’autofinanziamento mediante i biglietti pagati dagli utenti. Del resto il tema della mobilità si intreccia anche con quello dello spopolamento dei borghi e della riduzione dei servizi essenziali, come ha sottolineato Marisa Meli dell’Università di Catania: “Garantire trasporti significa anche evitare isolamento sociale. L’esperienza di Pulmì ha mostrato che la mobilità non è solo spostamento fisico, ma anche costruzione di relazioni e opportunità, soprattutto per i giovani e per le comunità locali”. Servizi come quello di Pulmì fanno parte del sistema di Demand Responsive Transit (DRT), “un trasporto pubblico flessibile – ha ricordato Vito Azzara di Svi.Med.  che ha monitorato da vicino Pulmì – che funziona su prenotazione tramite app, sito web o call center e che adatta percorsi e orari alle richieste degli utenti”. Differenze con il trasporto tradizionale ma anche possibile integrazione: “Il trasporto di linea segue percorsi e orari prestabiliti – ha ancora evidenziato Ciuffini – Il trasporto a domanda invece è flessibile: fermate e percorsi cambiano in base alle richieste e alla disponibilità dei mezzi”. Il servizio Pulmì ha mostrato anche una forte dimensione sociale, come ricordato da Federica Schembri presidente de L’Argent: “Ha aiutato anziani, migranti, persone con disabilità che altrimenti sarebbero rimasti isolati”, mentre Fabrizio Iacono, in rappresentanza della Fondazione San Giovanni Battista, ha sottolineato il rapporto anche umano creato con gli utenti: “Gli autisti sono diventati spesso punti di riferimento per i fruitori. Certo, ci sono difficoltà organizzative e il tema della sostenibilità economica resta centrale, ma siamo riusciti a intercettare un bisogno reale del territorio”. Per gli esperti, i servizi a chiamata rappresentano una parte importante della mobilità futura.

“Sono servizi cuciti sulle esigenze reali delle persone – ha spiegato Luca Tosi, direttore dell’Agenzia del Trasporto pubblico locale della Città metropolitana di Milano – Non sono solo soluzioni per aree a domanda debole: in molti casi funzionano meglio proprio dove il trasporto pubblico è già forte, come servizio complementare”. Secondo Gabriele Grea, dell’Università Bocconi, la sfida sarà inserirli stabilmente nei sistemi di pianificazione del trasporto pubblico: “Bisogna rinnovare l’offerta di mobilità rendendola più vicina ai cittadini e costruire una rete modulare di servizi capaci di rispondere alle diverse esigenze dei territori”. Durante il convegno l’assessore comunale ai Trasporti, Giovanni Gurrieri, ha annunciato una novità importante: il servizio di trasporto a chiamata sarà inserito nella nuova gara d’appalto per il trasporto pubblico locale, una delle prime esperienze di questo tipo in Sicilia. Gurrieri ha ricordato anche alcune misure già attive nel Comune di Ragusa, tra cui il trasporto gratuito per gli studenti under 20 e le agevolazioni per gli anziani over 67, oltre alle tessere per il trasporto extraurbano destinate ai cittadini con redditi più bassi. Tra i vari interventi anche quelli di alcuni relatori che hanno illustrato dati riferiti a trasporti a domanda in altre realtà europee e caratteristiche di specifiche piattaforme informatiche che hanno aiutato nelle azioni locali. Infine Carla Messina del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti DG TPL ha concluso i 4 panel che hanno caratterizzato il convegno, rilanciando l’idea di continuo confronto con le Regioni anche per integrare i trasporti a chiamata.
A tirare le fila della giornata è stata la Sarnari:”Pulmì ha dimostrato che è possibile creare domanda di mobilità anche in territori dove prima non esisteva una cultura del trasporto pubblico”. Ora la sfida è trasformare l’esperienza in un modello stabile: “Dobbiamo raccogliere dati, confrontarci e continuare a sperimentare – ha concluso la Sarnari – Il nostro obiettivo è far sì che servizi come Pulmì non restino esperienze isolate, ma diventino parte integrante del trasporto pubblico locale”. 

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