La notte appena trascorsa ha segnato una nuova e drammatica escalation in Medio Oriente. In Iran, diverse esplosioni sono state udite nella provincia centrale di Yazd, come riportato dall’agenzia di Stato Irna, mentre episodi simili hanno interessato anche Teheran e Isfahan. La natura degli obiettivi colpiti non è ancora chiara, ma la simultaneità degli attacchi lascia intuire un’operazione coordinata contro infrastrutture strategiche.
Nel frattempo, nello Stretto di Hormuz, il rimorchiatore Musaffah 2, battente bandiera degli Emirati Arabi Uniti, è affondato in seguito a un’esplosione. Tre marinai indonesiani risultano dispersi, mentre un quarto è stato soccorso e ricoverato in Oman con gravi ustioni. Il ministero degli Esteri di Giacarta ha confermato che l’incidente è legato al clima di tensione che attraversa la regione.
A Isfahan, almeno undici persone sono morte nei raid condotti dalle forze statunitensi e israeliane. Secondo l’agenzia Tasnim, affiliata ai pasdaran, sono stati colpiti siti industriali e perfino un circolo di equitazione, con danni estesi in diverse città della provincia. Parallelamente, fonti citate da Axios riferiscono che Washington starebbe valutando l’impiego di forze speciali per sequestrare o neutralizzare le riserve di uranio iraniane, stimate in 450 chilogrammi. Se arricchito al 90%, tale quantitativo sarebbe sufficiente per undici testate nucleari. Tra le ipotesi al vaglio anche il controllo dell’isola di Kharg, da cui transita il 90% dell’export petrolifero iraniano.
Il conflitto si è esteso anche al Kuwait, dove i pasdaran hanno rivendicato un attacco con droni e missili contro la base aerea di Al-Adiri. Due vigili del fuoco sono morti mentre cercavano di domare un vasto incendio. Le autorità kuwaitiane hanno inoltre confermato di aver intercettato diversi droni diretti verso i serbatoi di carburante dell’aeroporto internazionale, definendo l’operazione “un attacco diretto alle infrastrutture vitali del Paese”.
A Teheran, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha avvertito che la prosecuzione della guerra potrebbe bloccare produzione ed esportazioni di petrolio in tutta la regione. “Non ci sarà modo di vendere petrolio”, ha dichiarato, accusando Netanyahu di mettere a rischio non solo gli interessi degli Stati Uniti, ma anche quelli dei Paesi del Golfo e dell’intera economia mondiale.
Dall’altra parte, Israele ha confermato che gli attacchi ai siti petroliferi iraniani rappresentano solo la prima fase di una strategia più ampia. Il ministro dell’Energia Eli Cohen ha parlato apertamente di “ulteriori escalation nei prossimi giorni”, sottolineando che l’obiettivo è colpire “tutti i bersagli utili a indebolire il regime iraniano”.
La tensione si è estesa anche agli Emirati Arabi Uniti, dove a Dubai è scattato un nuovo allarme missilistico. Ieri una persona è morta dopo che i detriti di un’intercettazione sono caduti sul suo veicolo. Dall’inizio del conflitto, negli Emirati si contano quattro vittime.
Sul fronte politico interno iraniano, l’Assemblea degli Esperti avrebbe raggiunto un consenso sulla successione di Ali Khamenei, ucciso in un attacco statunitense il 28 febbraio. Secondo l’ayatollah Mirbaqeri, “è stato concordato un parere decisivo e unanime”, anche se il nome del nuovo leader non è stato ancora reso pubblico.
Nel frattempo, Hezbollah ha rivendicato un attacco con droni contro Kiryat Shmona, in risposta ai raid israeliani su Beirut. La periferia sud della capitale libanese è stata nuovamente colpita da bombardamenti che hanno distrutto un hotel, causando quattro morti e dieci feriti.
Il conflitto ha toccato anche Bahrein e Qatar. A Manama, tre persone sono rimaste ferite dai frammenti di un missile iraniano, mentre a Doha il ministero della Difesa ha denunciato il lancio di dodici missili iraniani in un solo giorno, sei dei quali intercettati. L’Arabia Saudita ha invece annunciato di aver distrutto quattordici droni diretti verso la capitale.
In Europa, la Norvegia ha confermato una forte esplosione vicino all’ambasciata statunitense a Oslo. Non ci sono feriti, ma il livello di allerta è stato innalzato ai massimi livelli.
La complessità degli eventi delle ultime ore mostra un Medio Oriente attraversato da una rete di conflitti sovrapposti, in cui attacchi mirati, operazioni di intelligence e pressioni economiche si intrecciano in un equilibrio sempre più fragile. La possibile successione alla guida suprema iraniana aggiunge un ulteriore elemento di incertezza, mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione il rischio di un conflitto regionale prolungato e difficilmente contenibile.




